La Nuova Sardegna

Natura

Addio a Severino, l’asinello grigio per 32 anni “boss” dell’Asinara

di Gianni Bazzoni
Addio a Severino, l’asinello grigio per 32 anni “boss” dell’Asinara

Allevato da detenuti e agenti era la mascotte dell’isola amata dai turisti

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Porto Torres Il più conosciuto di tutti anche oltre i confini nazionali, un boss famoso ma non era un detenuto. Anche se per circa 32 anni ha vissuto all’Asinara incrociando gli anni del carcere e poi quelli del Parco. Severino, asinello grigio nato nel 1994, allevato da detenuti e agenti della polizia penitenziaria, la vera mascotte dell’isola - il più fotografato e accarezzato dai turisti - è morto qualche giorno fa. Stanco e affaticato, assistito amorevolmente dagli operatori del Parco nazionale il buon Severino è uscito di scena lontano da telecamere e applausi, a pochi giorni dall’inizio della stagione delle visite.

Chi arriverà all’Asinara stavolta non troverà “Severino il boss dell’Asinara”, al quale era stato dedicato anche una pagina Facebook. La sua storia è stata raccontata in mille modi, è diventata fiaba e anche un po’ leggenda. E lui sembrava esserne a conoscenza, con quella espressione da furbetto e la consapevolezza di essere diventato, senza volerlo, una star.

Selfie, foto e carezze, ricordi per sempre. Chi sbarcava all’Asinara - dopo il periodo del carcere - per prima cosa chiedeva di Severino, che trascorreva le sue giornate a Campu Perdu. E quando andava via e tornava a casa, anche lontano dalla Sardegna, poi scriveva: “Come sta Severino?” I suoi ragli non hanno mai dato fastidio a nessuno e in tutte le storie c’è anche chi ha sottolineato che potevano essere paragonati a richiami, a quella musica che per gli animali non è mai solo un suono lontano ma anche un saluto e una speranza.

La storia di Severino comincia con la sua nascita, nel 1994. Un anno dopo l’arrivo di Pamela, lui grigio e lei bianchissima. Diventano una coppia inseparabile per un lungo periodo in quell’isola dove i colori si uniscono e che nessuno dovrebbe mai separare.

Nel 1993, l’allora veterinario dell’isola Giovanni Cubeddu venne chiamato d’urgenza da alcuni detenuti che avevano notato un’asina bianca rotolata in una scarpata e in procinto di partorire. Il veterinario (già sindaco di Ozieri e anche Commissario straordinario del Parco nazionale), professionista di grande esperienza, decise di operare di urgenza praticando un taglio cesareo, assistito da alcuni detenuti. Nacque una femmina che venne battezzata Pamela, un nome non tirato fuori a caso, perché l’associazione tra persone e luoghi a volte aiuta: Giovanni Cubeddu è di Ozieri e anche Pamela Prati, concittadina famosa, così la nuova arrivata all’Asinara venne chiamata Pamela.

L’anno dopo Pamela e Severino si incontrano (entrambi orfani), per anni sono inseparabili compagni di giochi e di vita. Finché per quelle scelte che gli uomini si intestano senza lasciare repliche, non arriva la decisione della separazione. Pamela a Cala d’Oliva e Severino a Campu Perdu. E qui c’è un po’ di leggenda: con il “boss” dal pelo grigio che diventa padre di numerosi asinelli che arrivano a popolare la piana di Campu Perdu.
 

Pamela e Severino si sono poi ritrovati ai tempi del Parco, a Campu Perdu, coccolati dalle guide e dagli operatori. Una amicizia coltivata fino a metà del 2009, quando Pamela esce di scena, a soli 16 anni. E Severino resta solo. Trascorre le giornate nell’attesa del ritorno della sua vecchia amica, avanti e indietro, di fronte al mare azzurro dell’isola dove ha vissuto da umile protagonista.

Nel 2023 una festa informale per i 30 anni di Severino, per celebrare il secolo di vita, perché più o meno i suoi 30 corrispondevano ai 100 anni di un uomo. Invecchiato ma sempre disponibile a mettersi in posa per le foto, come un vecchio saggio. Immagini che hanno fatto il giro del mondo, stampate su tutti i giornali. La sua storia è tra le più belle passate tra l’isola-carcere e il Parco, di quelle che riescono a mettere d’accordo tutte le figure che hanno popolato a vario titolo l’Asinara.

Ora Severino a 32 anni se n’è andato. Niente foto ma tanta tenerezza. Il vero “boss” dell’Asinara resterà per sempre lui e chissà se il suo ultimo pensiero è stato per la compagna Pamela. Sarà la prima primavera senza Severino. Non ci saranno più foto con i turisti, ma le guide racconteranno la storia di quel “boss” nato, cresciuto e morto nella sua terra. Che ha amato tanto.

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