Giulia Tramontano uccisa al settimo mese di gravidanza, Impagnatiello in Cassazione: attesa per conferma crudeltà e premeditazione
La richiesta della procura generale è un processo di appello bis. La decisione contestata dei giudici di Milano e cosa rischia adesso l’ex barman
Per la procura generale di Cassazione quello commesso da Alessandro Impagnatiello fu un «agguato organizzato e premeditato» contro la fidanzata Giulia Tramontano, uccisa al settimo mese di gravidanza con 37 coltellate il 27 maggio 2023,nell’appartamento di Senago. Nel processo in corso oggi 8 aprile, la pg Elisabetta Ceniccola non si spiega perché la Corte d’Assise d’Appello di Milano non ha riconosciuto l’aggravante della premeditazione, nel condannare il barman all’ergastolo. Secondo la pg, i giudici milanesi avrebbero così «svilito il concetto dell’agguato», ignorando elementi già valorizzati in primo grado: l’arma scelta in anticipo e la rimozione del tappeto. La richiesta è di celebrare un appello bis, per ripristinare l’aggravante della premeditazione. La pg ha inoltre chiesto di dichiarare inammissibile il ricorso della difesa, che punta a far cadere l’aggravante della crudeltà. La sentenza è attesa in serata.
In Cassazione
L’ex barman, anche nel giudizio di secondo grado, ha visto confermata la condanna del carcere a vita, pur con l’esclusione dell’aggravante della premeditazione. Quest’ultima, non riconosciuta inizialmente dal giudice per le indagini preliminari Angela Minerva, era stata invece valutata in primo grado insieme ad altri elementi, tra cui il rapporto affettivo e la particolare crudeltà dell’azione.
Sarà proprio il nodo della premeditazione al centro dell’esame davanti alla Suprema Corte, chiamata a pronunciarsi sul ricorso. L’imputato, che ha confessato il delitto, secondo la pubblica accusa avrebbe pianificato l’omicidio per un lungo periodo, arrivando anche a somministrare alla compagna, a sua insaputa, sostanze velenose dopo aver effettuato ricerche online già a partire dalla fine del 2022.
Di diverso avviso la Corte d’Appello, secondo cui l’uomo avrebbe avuto l’intento di interrompere la gravidanza, vissuta come un problema, senza però una volontà iniziale di uccidere la donna. I giudici di secondo grado hanno inoltre respinto la richiesta della difesa, rappresentata dall’avvocata Giulia Gerardini, di accedere alla giustizia riparativa, ritenendo che l’imputato non abbia ancora «sviluppato una reale consapevolezza critica delle ragioni e degli impulsi alla base del gesto, né intrapreso un autentico percorso di responsabilizzazione e rielaborazione personale».
