La Nuova Sardegna

L’allarme

Servitù militari, Todde contro il governo nazionale: «È l’ennesimo attacco contro la Sardegna»

di Paolo Ardovino
Servitù militari, Todde contro il governo nazionale: «È l’ennesimo attacco contro la Sardegna»

La presidente della Regione boccia la proposta di legge di Fdi. I parlamentari: «Il governo non può escludere l’isola»

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Sassari Per denunciare la «servitù carceraria» contro il 41-bis, la presidente della Regione, Alessandra Todde, era scesa in piazza. Sarà interessante capire gli sviluppi di un nuovo braccio di ferro in arrivo tra governo centrale e Regione, «l’ennesimo tentativo di colpire la Sardegna attraverso un provvedimento», dice Todde. Si torna alle servitù militari. E l’allarme scatta attorno alla proposta di legge che da Fratelli d’Italia mira a cambiare il codice dell’ordinamento militare rafforzando la competenza esclusiva dello Stato sulle aree militari. E visto che nell’isola è presente il 66 per cento delle servitù italiane, la misura silenzierebbe di netto la Regione nelle sue richieste di tutela dell’ambiente e della salute.

Il comitato misto paritetico Co.mi.pa. si è espresso chiedendo di sentire la voce della governatrice. L’ex presidente Francesco Pigliaru e l’ex sottosegretario Gian Piero Scanu, sono intervenuti commentando la possibile legge come un grande passo indietro rispetto agli accordi passati tra Regione e ministero della Difesa. Un intervento diretto di Todde però non era scontato. Ieri, domenica 19,  infatti sul tema si è fatto sentire il Movimento 5 stelle sardo con una nota («Non permetteremo che la Sardegna venga trattata come un territorio di sacrificio») e sembrava bastare.

«Colpire la Sardegna»

Ma tra continuare a osservare l’evoluzione dei lavori alla Camera e l’affondo preventivo, Alessandra Todde decide di parlare: «Denunciamo con forza l’ennesimo tentativo di colpire la Sardegna attraverso un provvedimento sostenuto da una parlamentare di Fdi che rischia di ridimensionare in modo significativo le competenze regionali in materia ambientale, soprattutto nei territori interessati da servitù militari», spiega. Il testo presentato dalla deputata Paola Maria Chiesa e in esame in aula, consentirebbe al governo di decidere sulle aree militari senza necessità di tenere conto delle istanze del territorio. In un passaggio della relazione che ha presentato la proposta, a notarlo è ancora il Co.mi.pa., si fa riferimento alla possibilità che allo stato attuale l’autonomia differenziata di certe regioni possa «intralciare» le azioni di difesa e sicurezza.

La posizione

«Qualsiasi iniziativa legislativa che punti a depotenziare le competenze regionali non può essere accettata – taglia corto Todde –. La proposta in discussione rappresenta un tentativo di aggirare i nostri strumenti di pianificazione e di ridurre la capacità della Regione di esercitare le proprie prerogative costituzionali. Non possiamo accettare un disegno politico che accentra poteri decisionali a discapito dei territori, riducendo il ruolo delle Regioni nella gestione e nel controllo del proprio territorio». La governatrice fa poi riferimenti ai beni non più utilizzati per funzioni statali che dovrebbero tornare a essere a disposizione della Regione e non «trasformate in zone franche». L’avvertimento da Cagliari a Roma è servito: «La Regione contrasterà ogni norma che possa indebolire l’autonomia speciale e compromettere la tutela ambientale dell’isola perché, di fronte a interventi che minano le nostre competenze fondamentali, non smetteremo di far valere le nostre ragioni».

«Creare un confronto»

Tra i parlamentari sardi, Silvio Lai ha le idee chiare: «Non siamo di fronte a un’iniziativa estemporanea: è evidente che per scrivere questi contenuti esiste un’elaborazione maturata in ambiti tecnici, e questo la rende ancora più rilevante e insidiosa». E poi: «Non siamo di fronte a un episodio isolato, ma a una tendenza che va fermata». Il segretario regionale del Pd è sicuro che vista la centralità dell'isola sulle discussioni in materie sensibile e aree idonee («si è già costruito un sistema in cui lo Stato decide senza la Regione su energia, infrastrutture e aree militari»), anche iniziative di singoli parlamentari non vadano sottovalutate. Per questo dall’ala dem chiedono «al governo di chiarire la propria posizione e di escludere ogni intervento che riduca ancora le prerogative regionali, in particolare su prerogative consolidate e irrinunciabili: salute e ambiente non possono avere zone grigie».

La mossa in avanti di Fdi lascia perplesso anche il fuoco amico. Ieri la parlamentare sarda Barbara Polo che ha voluto separare l’iniziativa «personale di una deputata» e non di un intervento «dell’esecutivo». Oggi, allarmato, il Partito sardo d'azione di Santa Teresa Gallura tira per la giacchetta Dario Giagoni e chiede al deputato leghista «di farsi promotore di un intervento urgente in Parlamento, al fine di chiarire la posizione del Governo e di tutelare gli interessi del popolo sardo». Lui, impegnato nella riflessione su una clamorosa discesa in campo alle Comunali, sul tema delle servitù fa sintesi: «Sottolineo che l'identità e la dignità dei sardi non possono essere scambiati per alcun motivo economico. Sentiamo la campana del governo: per questo mi impegnerò per creare un'interlocuzione. Qualsiasi decisione, dovrà essere risultato di un confronto reale, paritario e di interesse per il popolo sardo».

Risoluto Pietro Pittalis: «Sono sempre più un convinto autonomista, e quindi per ridurre drasticamente il ruolo centralista dello Stato e rafforzare le competenze della Regione». Il segretario regionale di Forza Italia entra nel merito: «Sulle servitù militari ritengo che in qualche modo diventi oggetto di un serio tavolo tra Regione e governo. E la Regione, compatibilmente con esigenze e prerogative a livello nazionale, deve avere sempre voce in capitolo».

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