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Stagione turistica 2026 al via, ma manca il personale: caccia a chef e capisala

di Massimo Sechi
Stagione turistica 2026 al via, ma manca il personale: caccia a chef e capisala

Paolo Manca, Federalberghi: «Servono figure specializzate, le aziende stanno investendo sulla formazione dei giovani»

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Sassari La stagione estiva è ormai alle porte e per gli albergatori sardi ritorna un problema che negli ultimi anni è emerso in maniera drammatica: quello della ricerca del personale. La difficoltà nel reperire lavoratori resta, soprattutto per le figure più qualificate, e continua a pesare sull’organizzazione delle strutture ricettive dell’isola. Non siamo più ai livelli dell’emergenza post Covid, quando la carenza di addetti rischiava di mettere in crisi l’intero sistema, ma la criticità non è stata superata. In questo scenario arriva anche un segnale positivo: nonostante le incertezze legate alla guerra gli albergatori non stanno riducendo gli organici. Al contrario, stanno portando avanti le assunzioni già programmate nei mesi scorsi, mantenendo invariati i piani definiti prima dello scoppio del conflitto.

Reclutamento del personale, criticità strutturale

«Quella che stiamo vivendo anche quest’anno sul reclutamento del personale è una criticità che ha radici strutturali ma questa stagione la situazione è comunque migliorata rispetto agli anni scorsi – afferma il presidente regionale di Federalberghi Paolo Manca». Il problema è esploso dopo il Covid. «C’è stato un cambio di paradigma: molti hanno lasciato il lavoro e l’abbiamo detto fin da allora, ci vorranno anni per ripristinare un equilibrio». A incidere è anche un fattore più ampio. «Il calo demografico pesa: nel mondo del lavoro oggi entrano meno persone di quante ne escano e questo, nel tempo, si fa sentire», aggiunge. E non è una questione solo sarda e solo del settore turistico. Le strutture, però, si adattano. «Gli alberghi aprono comunque, ma modellano alcuni servizi in funzione delle risorse disponibili», chiarisce Manca. E il nodo resta soprattutto qualitativo: «In albergo serve un livello professionale più alto e questo rende più difficile coprire tutte le posizioni». Nonostante ciò, il sistema tiene. «Le aziende più strutturate stanno investendo sui lavoratori, sulla formazione e su mantenerli impegnati per più mesi e ci sono tanti giovani che vogliono lavorare in questo comparto», conclude il presidente di Federalberghi.

Il mercato locale non basta

Un quadro che trova conferma anche nelle grandi catene alberghiere. «Le difficoltà permangono, ma qualcosa è cambiato», spiega Piero Loi, manager della catena Iti Hotels. «Le aziende hanno capito che il problema è serio e hanno iniziato a cercare soluzioni concrete». La prima risposta è guardare oltre l’isola. «Il mercato locale non è più sufficiente e bisogna andare oltre il Tirreno, talvolta anche oltre le Alpi», sottolinea Loi. Questo significa attivare canali di reclutamento nazionali e internazionali, rivolgendosi anche a paesi esteri e a società specializzate. Ma non è solo una questione di numeri. «Oggi i lavoratori sono più attenti al modello di vita che l’azienda offre, non solo allo stipendio», spiega. Per questo molte strutture come le nostre stanno investendo su vitto, alloggio e condizioni di lavoro. Le criticità maggiori restano per le figure chiave. «Le difficoltà si concentrano sui capi servizio, come direttori di sala o chef, ma anche sul personale di sala dove gli anni scorsi si è creato un vuoto legato alla formazione. Negli anni è venuto meno il sostegno agli enti di formazione e questo ha ridotto il numero di persone preparate», osserva. A questo si aggiunge una minore spinta delle famiglie verso questi mestieri. Per Loi la chiave è proprio nel migliorare le condizioni di lavoro e guardare anche al di fuori del mercato locale. «Se si seguono questi percorsi le difficoltà si attenuano». In definitiva il problema del personale è lontano dall’essere risolto ma rispetto al passato finalmente si vede la luce.

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