Giudicato incurabile in Gran Bretagna, paziente con tumore al colon e metastasi operato in Italia con successo
Tom Gunkel è stato dimesso dal Policlinico Sant’Orsola di Bologna
BOLOGNA La storia di Tom Gunkel, 44 anni, arriva dal Regno Unito e si intreccia con quella del Policlinico Sant'Orsola di Bologna. Nel suo Paese gli era stato diagnosticato un tumore al colon molto esteso, con metastasi al fegato e ai linfonodi. Una situazione giudicata senza possibilità di intervento. Nonostante questo, Tom ha deciso di cercare alternative, avviando una ricerca autonoma tra centri specializzati in Europa.
La scelta di tentare una strada diversa
Dopo aver individuato un protocollo sperimentale legato ai trapianti, il paziente ha contattato l’ospedale bolognese. Il caso, però, era più complesso del previsto: la presenza di metastasi ai linfonodi lo escludeva inizialmente dal percorso individuato. Da qui la decisione dei medici di cambiare strategia e puntare su una terapia preliminare, condivisa con l’oncologo inglese.
La risposta alle cure e l’intervento decisivo
Il passaggio chiave è arrivato con la risposta positiva alla terapia. Il tumore si è ridotto in modo significativo, rendendo possibile un’operazione che prima era considerata impraticabile. L’intervento è stato complesso: i chirurghi hanno rimosso la parte sinistra del colon, i linfonodi coinvolti e circa il 70% del fegato. Un’operazione radicale che ha cambiato completamente la prospettiva clinica.
Il ritorno alla vita e alla famiglia
Dopo l’intervento e un decorso senza complicazioni, Tom è stato dimesso ed è tornato nel Regno Unito, dai suoi figli. La sua condizione resta impegnativa, ma la differenza è sostanziale: ora esiste una prospettiva di cura. Lo stesso paziente ha sottolineato la qualità dell’assistenza ricevuta, parlando di un’équipe competente e attenta.
Un caso simbolo della sanità pubblica
Per i medici del Sant’Orsola, il caso rappresenta un esempio concreto delle possibilità offerte dalla collaborazione internazionale e dalla sanità pubblica. Il sistema britannico ha coperto i costi delle cure, mentre la struttura italiana ha messo a disposizione competenze e tecnologie avanzate. Un lavoro congiunto che ha trasformato una diagnosi senza sbocchi in una nuova possibilità.
