La Nuova Sardegna

Primo maggio

Il custode dello stabilimento San Martino: «Tengo tutto pronto, sono sicuro che prima o poi riapriremo»

di Giovanni Bua
Il custode dello stabilimento San Martino: «Tengo tutto pronto, sono sicuro che prima o poi riapriremo»

Lo storico impianto di Codrongianos ha cessato l’attività il 4 aprile 2025

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Sassari Da oltre un anno i suoi unici colleghi di lavoro sono un cane e sei gatti, che accudisce con lo stesso amore che riserva al “suo” stabilimento, lo storico impianto di Codrongianos che produceva l’acqua San Martino, e che dal 4 aprile 2025 ha cessato l’attività dopo che il Tribunale di Sassari ha respinto la proposta di concordato preventivo ravvisando gravi criticità e ha avviato le procedure per la liquidazione giudiziale della società.

Da allora Serafino Porcaro, 62 anni, napoletano di nascita e sardo per amore, è il custode «di ciò che resta», alle dirette dipendenze del curatore fallimentare, che ha ancora in tasca le chiavi che la Città Metropolitana, proprietaria di fonti e impianti, non ha ancora fatto sue.

«Vengo ogni mattina – racconta – taglio le erbacce, pulisco il piazzale e la strada, controllo che tutto sia a posto. Ogni settimana chiamo il curatore e lo aggiorno, e lui mi comunica se devo aprire le porte per qualche visita istituzionale, o per qualche lavoro di smontaggio o ritiro degli impianti che in gran parte ancora custodiamo. So che sembra assurdo, ma non vedo l’ora che mi licenzi, vorrebbe dire che una nuova fase è iniziata, anche se sto iniziando a perdere le speranze».

Porcaro a Codrongianos ci lavora dal 2003, ma il legame con la San Martino è più antico. «Quando mi trasferii in Sardegna nel 1992, per amore di quella che sarebbe diventata mia moglie – ricorda – passai davanti alle fonti e pensai che mi sarebbe piaciuto lavorarci. Lei oggi mi prende in giro e dice che alla fine sono rimasto l’unico qui dentro». All’inizio a Ossi, dove vive, in molti lo fermavano per chiedergli notizie «dell’acqua più buona del mondo», «La prima estate che abbiamo chiuso – racconta – allo stabilimento si era presentato anche qualche turista. Ora non più, nessuno mi chiede niente. Le persone stanno dimenticando, gli scaffali vuoti della San Martino si sono riempiti di altre marche, le abitudini stanno cambiando. Ed è davvero un peccato. Ho sempre sperato che avrei chiuso qui la mia carriera lavorativa, anche se non come custode di un luogo abbandonato».

La partita è complessa e, nel giorno della festa dei lavoratori, è perfetto emblema di lavoro allo stesso tempo distrutto e salvato. Gli undici colleghi rimasti di Serafino da qualche mese lavorano infatti in Multiss, dopo che è stato portato a terra il complesso “progetto ponte” gestito da Aspal e assessorato al lavoro della Regione, tramite la multiservizi controllata dalla ex Provincia. Hanno otto mesi di contratto, che avrebbero dovuto traghettarli verso la nuova gestione dello stabilimento. Ma di bando e nuova gestione ancora non c’è traccia. Con il nuovo sindaco metropolitano Giuseppe Mascia e il suo staff che stanno vivisezionando le carte insieme ai dirigenti dell’Ente, e vagliando le possibilità in campo. Che partono sì da un bando per affidare la nuova gestione, ma non escludono l’affidamento diretto, o la vendita. Per ora ogni ipotesi resta sospesa. Nel mentre i vecchi macchinari sono stati quasi tutti smontati, i chimici avvisano che i “pozzi” hanno un altro anno di vita prima di avere necessità di una lunga riattivazione. I sindacati attendono alla finestra, in attesa di capire se il diritto di reintegro potrà mai essere esercitato

E Serafino Porcaro apre ogni mattina, gira tra i corridoi e gli stanzoni che lo accolgono spettrali. «Ma io ogni mattina vengo, pulisco, controllo. E tengo tutto pronto. Perché sono sicuro che prima o poi qualcuno arriverà».

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