Stagionali, il commento di un titolare: «Paghe alte e niente spezzati, così mi tengo i dipendenti. Però fatico a trovare sardi»
Luca Bagnoli: «Sulla scrivania ho venti curriculum, non c’è neanche una persona della zona»
Sassari Per evitare giri di parole, Luca Bagnoli parla chiaro: «I dipendenti, per non farli andare via, bisogna pagarli». Lapalissiano. Poi fa delle aggiunte: bisogna «evitare turni spezzati», bisogna prepararsi a strapagare «in busta» chi lavorerà a Ferragosto, bisogna proporre contratti «più lunghi» rispetto a qualche anno fa. Ecco sì, la questione è decisamente articolata. I dipendenti bisogna coccolarli. E potrebbe non bastare.
Luca Bagnoli, livornesissimo appena apre bocca, innamorato della Sardegna, ha messo le radici a Olbia. Le ha messe sulla spiaggia dello Squalo. Il suo locale in legno si chiama “Sa Joga”, alcuni lo pronunciano con la “g” e altri con la “i”, è una disputa che va avanti da tempo: «Me lo dicono sempre gli amici da Sassari e da Olbia, il significato cambia, da una parte è la lumaca, dall’altra l’arsella», dice divertito il titolare.
Quello che era un piccolo chiosco estivo aperto nel 2017, oggi è un ristorantino di mare, sul mare, tra i più frequentati da turisti e avventori locali «tutto l’anno».
In vista dell’estate 2026, Luca ha pubblicato su Subito.it e su vari portali degli annunci in cerca di lavoratori stagionali. «Sulla scrivania ho venti curriculum, se te li faccio vedere, non c’è neanche una persona della zona. Ma neanche sarda». I candidati provengono dal Pakistan, dal nord Africa, dall’Est Europa. Perché? «Inevitabilmente è un lavoro che sempre meno persone vogliono fare. Questione del sabato libero, dell’avere più tempo per sé».
E poi il suo settore, ammette Luca, si è fatto proprio una cattiva nomea, «colpa di alcuni soliti banditi» che propongono paghe basse, giornate full time, extra non riconosciuti. Anche lui ha dovuto cambiare qualcosa nel tempo. Per esempio «niente turni spezzati», che per un lavoratore stagionale sono la morte: immaginare di lavorare dalle 11 alle 15, poi un paio d’ore di pausa, e di nuovo fino a sera inoltrata.
«I miei hanno contratti di massimo otto ore – spiega il titolare del “Sa joga” –. Dalle 8 alle 16 o dalle 16 fino a chiusura, non arriviamo mai a mezzanotte». Certo, girare tra i coperti o stare in cucina per tutta l’estate è un sacrificio continuo. I turni sono pesanti, i clienti da servire tanti. Fa parte del gioco. Sulle tavole in legno del chiosco allo Squalo alcuni dipendenti hanno in tasca un contratto a tempo indeterminato, «e pagare loro in inverno diventa difficile, ma è l’unico modo per avere personale tutto l’anno e già pronto per la stagione».
Poi ci sono gli ingressi da maggio a ottobre per potenziare lo staff. Tra chi sta alla cassa, in sala e in cucina, ci sono dipendenti, dice Luca, che frequentano il locale dal 2021 o addirittura dal 2019, «vuol dire che male male non si trovano, con tutta la ricerca di personale che c’è in giro m’avrebbero già mollato». Chi è già a bordo rimane, l’incognita è sui nuovi da reclutare: «In zona non se ne trovano, i sardi che si presentano vengono dal Cagliaritano ma, se come me non hai un posto letto da offrire, diventa difficile». In ogni caso, vanno rimboccate le maniche. (p.ard.)
