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Comuni montani in Sardegna, il Governo ne cancella 75: i sindaci a Roma chiedono il blocco del decreto – Cosa sta succedendo

di Massimo Sechi
Comuni montani in Sardegna, il Governo ne cancella 75: i sindaci a Roma chiedono il blocco del decreto – Cosa sta succedendo

La sindaca di Dorgali: «C’è stata un’apertura al dialogo e al confronto»

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Sassari Sono 75 i Comuni sardi che potrebbero non essere più classificati come montani. Rischiano di perdere finanziamenti, agevolazioni fiscali e deroghe che pesano su scuola, sanità e servizi. Un danno enorme che colpisce realtà delle aree interne che già vivono difficoltà estreme. Contro questa decisione hanno protestato, ieri a Roma davanti alla sede del Parlamento, un centinaio di amministratori provenienti da tutta la penisola e anche dalla Sardegna.

Il governo deve sospendere il decreto che ufficializza la nuova classificazione dei Comuni montani. Questa la richiesta portata a gran voce nella piazza di Montecitorio. Sono 346 gli enti locali che in tutta Italia verrebbero esclusi rispetto alla vecchia classificazione. In Sardegna il conto è pesantissimo: i Comuni montani passerebbero dagli attuali 207 a 132. Angela Testone, sindaca di Dorgali, era tra gli amministratori sardi arrivati a Roma per chiedere lo stop al Dpcm prima della firma definitiva. La delegazione sarda rappresentava un fronte di territori preoccupati dagli effetti concreti della nuova mappa.

L’obiettivo era ottenere un impegno immediato: sospendere per quindici giorni il decreto, aprire un confronto sui criteri e consentire ai Comuni esclusi di rappresentare le proprie criticità. «Abbiamo chiesto che possano rientrare tutti i Comuni che sono usciti – spiega la sindaca di Dorgali –. La nuova classificazione, costruita soprattutto su altitudine e pendenza, secondo i sindaci non fotografa la condizione reale dei paesi sardi.

Non tiene conto abbastanza delle distanze dai servizi e della fragilità demografica. Per quanto ci riguarda – dice Testone – c’è anche tutto l’aspetto dell’insularità che pesa ulteriormente sui nostri enti locali». Tra gli effetti più temuti quelli che riguardano scuola e sanità. Per i piccoli centri la qualifica di Comune montano consente margini più ampi nella formazione delle classi e nella salvaguardia delle autonomie scolastiche. «Le regole sono molto meno restrittive», ricorda la sindaca.

E poi ci sono medici e insegnanti: «Possono avere punteggi aggiuntivi se lavorano in un Comune di montagna. Con la carenza di medici che c’è, si può immaginare che cosa significhi perdere anche questo vantaggio». C’è poi il capitolo che riguarda direttamente imprese, aziende agricole e datori di lavoro per i quali lo status di Comune montano può incidere su contributi e tributi. «Ci sono agevolazioni straordinarie che riguardano i versamenti al fisco e la tassazione e che si rischia di perdere– dice Testone –. A questo proposito si è parlato di evitare almeno di far pagare l’Imu alle aziende agricole, ma comunque non basterebbe».

I sindaci hanno incontrato diversi parlamentari tra cui il deputato di Fratelli d’Italia Paolo Trancassini che su delega del governo ha ascoltato le loro ragioni. «Abbiamo riscontrato apertura al dialogo e disponibilità all'ascolto anche negli incontri con i parlamentari del Pd e con il deputato di Forza Italia Maurizio Gasparri». Non c’è stato invece l’atteso confronto con il ministro Calderoli. Ora si attende e si spera che arrivi un segnale positivo dal governo. Nel frattempo gli amministratori dei Comuni sardi esclusi si sono aggiornati ad un prossimo incontro nell’isola previsto per la prossima settimana.

«Sarà l’occasione per mettere insieme una proposta da presentare al governo. Sappiamo che molto difficilmente le nostre richieste saranno accolte – conclude la sindaca – ma noi abbiamo intenzione di andare avanti perché se verrà confermata la classificazione attuale il problema per i nostri Comuni sarà davvero serio».

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