La Nuova Sardegna

Il report

In Sardegna è boom di stagionali, ma un giovane su cinque non studia e non lavora

di Paolo Ardovino
In Sardegna è boom di stagionali, ma un giovane su cinque non studia e non lavora

La Cisl fotografa un’isola segnata da precarietà e inattività giovanile: in Gallura 14.400 richieste di disoccupazione dopo la stagione estiva

3 MINUTI DI LETTURA





Sassari Nel mondo del lavoro si parla di futuro per pianificare investimenti, evoluzioni, crescite. Chi cerca lavoro o chi studia sognando una professione, parla di prospettive. Il punto è che nell’isola, a dirlo è un report di Cisl Sardegna, i giovani crescono senza prospettive. Quasi il 20 per cento di coloro che hanno tra i 15 e i 29 anni, e cioè un giovane su cinque, non studia, non lavora e non frequenta nemmeno corsi di formazione per specializzarsi in qualcosa. Esiste un acronimo che definisce questa tipologia di persone, “Neet”. Non significa svogliati, neanche fancazzisti o pesi per la società. Tutt’altro, spesso sono vittime di poche opportunità concrete e percorribili. Parla di «transizione incompiuta» il sindacato che pone l’accento sui giovani sardi e sulle loro competenze. Bacchetta la Regione, in ritardo nella creazione di «un patto per lo sviluppo» con scuola, università, Its, formazione, politiche del lavoro. Le zone più povere restano anche povere di possibilità di occupazione, e sono quelle più interne, nelle aree costiere è record di richieste Naspi. L’ultimo anno sono stati 14.400 in Gallura a richiedere l’indennità occupazionale dopo aver “fatto la stagione” in alberghi, locali e stabilimenti. Un’abitudine discontinua al lavoro che, anche qua, azzera le prospettive. E così tanti lavoratori precari rispetto a occupati stabili generano una perdita stimata di 80 milioni.

Cosa dicono i numeri

Dunque, dal report del Centro studi Giannetto Lay della Cisl Sardegna dal titolo “Giovani, competenze e lavoro: la lunga transizione incompiuta della Sardegna” basato sugli ultimi dati Istat, nel 2024 i neet tra i 15 e i 29 anni in Sardegna sono pari al 17,8%. Questo dato supera la media italiana (15,2%) e quella europea, che si attesta attorno all’11%. Nell’ultimo anno la percentuale si è abbassata ulteriormente, avvicinandosi al 15 per cento, ma non basta. Come anticipato, la mappa territoriale formata dal report indica che le aree interne «e i territori economicamente più fragili continuano a registrare i livelli più elevati di inattività giovanile»: Sud Sardegna 21,4%, Nuoro 20,4%, Oristano 18,1%, Cagliari 17,5%, Sassari 14,5%.

Bassa istruzione

Secondo il sindacato regionale, la presenza di così tanti giovani bollati come neet è strettamente collegata all’alto tasso, ormai cronico, di dispersione scolastica. L’isola continua infatti a presentare livelli di istruzione inferiori alla media nazionale. Anche qui corrono in soccorso le percentuali: «Solo il 56,8% della popolazione tra i 25 e i 64 anni possiede almeno un diploma, contro il 66,7% italiano, mentre la quota di laureati nella fascia 25-39 anni si ferma al 25,3%, rispetto al 30,9% nazionale». Non proseguire i percorsi di studi significa restare con un bagaglio di qualifiche povero. E le porte alle quali bussare per chiedere un impiego diventano sempre di meno o garantiscono occupazioni con retribuzioni modeste. Per la Cisl Sardegna «la questione giovanile non può più essere affrontata come un tema separato o settoriale in una regione caratterizzata da crisi demografica, forte invecchiamento della popolazione, riduzione della popolazione attiva e debolezza del sistema produttivo», si legge a corredo dei dati. «Dove si riducono opportunità, servizi e lavoro qualificato, cresce anche il rischio di esclusione formativa e occupazionale», evidenzia il segretario generale Pier Luigi Ledda.

Stagionali

La riforma della formazione proposta dall’assessora regionale al Lavoro, Desirè Manca intende stimolare nuove competenze. La legge era ferma a metodi e strumenti del 1979. E se preoccupa chi non studia e non lavora, spesso chi lavora lo fa in modo discontinuo: in estate full time, in inverno con l’accesso all’indennità di disoccupazione. In Gallura ogni anno circa 14.400 lavoratori richiedono la Naspi, rende noto il sindacato. Nella provincia di Sassari i contratti stagionali sono 4,7 volte quelli a tempo indeterminato: 39.429 assunzioni stagionali contro 8.432 a tempo indeterminato. «La Naspi non è più uno strumento eccezionale di tutela: in Gallura è diventata un ammortizzatore strutturale», dichiara il segretario generale della Cisl Gallura, Bruno Brandano.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
La tragedia

Sub morti alle Maldive, iniziano le operazioni di recupero dei corpi – Le ipotesi sull’incidente

Le nostre iniziative