Sassari, Ebola spaventa l’Aou, la denuncia dei sindacati: «I reparti sono impreparati»
Marco Mannazzu (Anaao-Assomed): «Mancano i percorsi per il trasferimento dei degenti contagiati e il personale non è stato formato»
Sassari L’unica cosa da fare è sperare che non accada. Perché se mai dovesse verificarsi un caso di ebola, nel Sassarese sarebbero guai. I sistemi di contenimento dell’Aou non sono operativi e il “protocollo operativo regionale per la gestione degli eventuali contatti e casi sospetti di malattia da virus ebola” è semplicemente inattuabile.
La denuncia arriva dall’Anaao Assomed, il sindacato dei medici e dei dirigenti sanitari, che mette uno dietro l’altro tutte i motivi per cui la gestione di un eventuale caso di contagio sarebbe una specie di mission impossible, senza il Tom Cruise di turno a risolvere i problemi. La patata bollente passerebbe nelle mani di medici e operatori sanitari “volontari” che agirebbero sotto la propria responsabilità. Troppo poco per garantire un minimo di sicurezza.
La denuncia
L’ordine degli impegni disattesi dall’Aou inizia dall’elenco delle segnalazioni inviate dai sindacati in occasione di epidemie precedenti: cinque. Tutte disattese. «Queste sono solo alcune delle note segnate con numero di protocollo – spiega Marco Mannazzu, vice segretario regionale di Anaao Assomed –. A proposito, cito la PG 6312/2025 perché l’azienda ha avuto un anno di tempo per agire e non lo ha fatto».
Un ritardo che alla prova del nove, cioè davanti a un caso di ebola, si misurerebbe con l’assenza di “personale addestrato e formato per tale evenienza perché non sono mai stati attivati i corsi di formazione e di addestramento per il personale dei reparti di malattie infettive, pediatria, laboratori di afferenza, anestesia e rianimazione.
Poi “non esiste presso la Aou di Sassari un percorso dedicato aggiornato in base all’attuale situazione logistica dei locali della palazzina di Malattie Infettive, le cui destinazioni d’uso sono state modificate”. E ancora “le due stanze di biocontenimento per la destinazione dei casi sospetti o reali di ebola, nella palazzina di Malattie Infettive, sono destinate a ricoveri ordinari e, spesso, sono gestite in modo improprio rispetto alle modalità d’uso cui erano destinate”. Secondo le voci di corridoio ci sarebbe anche un ricovero di scope, secchi e spazzoloni per lavare in terra dove invece dovrebbe esserci una stanza di biocontenimento.
Inoltre “non risulta un piano aziendale per la rapida conversione delle stanze” e nemmeno “un piano per la evacuazione e la rapida riconversione degli ambienti di lavoro e di degenza che si trovano lungo il percorso che dal monta-lettighe conduce alle stanze di biocontenimento”. Per finire “non sono state individuate le zone dedicate alla vestizione e alla svestizione dei dispositivi di prevenzione” ne sarebbe “approntata alcuna procedura di controllo per la corretta esecuzione di tali operazioni”.
Come se non bastasse il “protocollo aziendale per il trasporto dei campioni biologici, pubblicato da anni sul sito aziendale, non è applicabile in quanto non risulta individuato il personale dedicato; inoltre il locale individuato in questa procedura fittizia non è dotato dei presidi e della strumentazione prevista”. L’ultima nota riguarda invece l’assenza di “percorsi e locali in cui erogare assistenza rianimatoria e pediatrica”. A completare il quadro c’è l’enorme punto interrogativo sulle manutenzioni delle stanze di biocontenimento: «Che sono caratterizzate da un costosissimo sistema di chiusura delle porte, che è chiaramente fondamentale», aggiunge Mannazzu.
Resta una domanda: cosa accadrebbe se a Sassari arrivasse un caso di ebola? La risposta è del vice segretario di Anaao Assomed: «Sarebbe un disastro».
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