Beatrice morta a Bordighera, le sorelline avevano chiesto aiuto ai nonni ma non erano state ascoltate – Le novità choc
La piccola secondo la procura è deceduta in seguito alle percosse della madre e del compagno. Su Iannuzzi: «Indole crudele, gode nel fare soffrire gli altri»
Imperia Avevano provato a parlare con i nonni, avevano cercato di spiegare il disagio e la sofferenza vissuti a causa dei comportamenti della madre e del suo compagno nei confronti della sorellina Beatrice, ma non c’era stato alcun riscontro. Le sorelle maggiori, due bambine anche loro, di 7 e 9 anni appena, volevano salvarla. Questa è una delle novità che emerge dall'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di Emanuela Aiello (44 anni) ed Emanuel Iannuzzi (42 anni), indagati per la morte di Beatrice, la bimba di due anni deceduta a Bordighera in seguito a violente percosse e maltrattamenti. L'ipotesi di reato attualmente contestata, che aggrava la precedente accusa di omicidio preterintenzionale, è di morte in conseguenza di maltrattamenti e prevede una pena dai 12 ai 24 anni di reclusione.
Secondo il magistrato e il gip Massimiliano Botti, un quadro probatorio fondamentale è stato fornito dalle due sorelle maggiori della vittima. Le bambine, le cui dichiarazioni sono state valutate come «logiche, lineari, coerenti e dettagliate», avevano precedentemente tentato di denunciare le violenze subite in casa ai nonni materni, senza tuttavia ottenere alcun riscontro. Le loro testimonianze, giudicate prive di intenti ritorsivi e «intrinsecamente attendibili», sono state confermate da numerose evidenze oggettive. Tra i «gravissimi indizi» riportati nell'ordinanza figura il materiale estratto dal cellulare di Iannuzzi, che conferma il racconto delle minori.
Nelle chat recuperate dagli inquirenti, l'uomo inviava messaggi alla sorella maggiore con frasi quali: «Speriamo che si svegli tra sei mesi, sta m…» e «Guarda che bella foto. Mi sono spaventato quando l’ho vista… Mamma mia, che faccia da c… che ha tua sorella. Non la lanci dalla finestra?».
In sede di interrogatorio, la madre ha respinto le accuse, dichiarando di non aver mai picchiato la figlia né di aver assistito a violenze; Iannuzzi ha invece scelto di non rispondere alle domande del gip. Nelle carte dell'inchiesta, il giudice traccia per Iannuzzi un profilo definito "agghiacciante", descrivendolo come un soggetto dall'«indole crudele, votata alla sopraffazione violenta del prossimo, dalla quale trae verosimilmente piacere». Tale inclinazione spiegherebbe il livello di accanimento contro la bambina, documentato dai gravi ematomi e da episodi specifici, come l'averle inserito in bocca una sigaretta di hashish. Iannuzzi, già gravato in passato da precedenti per detenzione illegale di armi, aveva già manifestato la propria indole violenta nel 2019. In quell'occasione fu arrestato per l'uccisione di un maialino: l'uomo si era filmato con lo smartphone mentre abbatteva l'animale con un colpo diretto alla testa, conservando il video nel telefono per documentare il gesto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
