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Sanità

«Non beva alcol», ma perde l’udito: risarcito con 70mila euro – La storia

di Maria Fiore
«Non beva alcol», ma perde l’udito: risarcito con 70mila euro – La storia

Il paziente che lamentava vertigini era stato visitato in ospedale e rimandato a casa

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Pavia Si era svegliato all’improvviso, in piena notte, con nausea, vertigini e una sensazione di udito ovattato. Il medico del pronto soccorso del policlinico San Matteo, al quale il paziente si era rivolto, lo aveva visitato e rimandato a casa, con la prescrizione di riposare ed evitare di assumere alcolici. Ma il problema all’orecchio in pochi giorni era perfino peggiorato e solo la visita di uno specialista aveva portato alla diagnosi corretta: una grave «ipoacusia neurosensoriale sinistra». Un danno grave e permanente che poteva essere evitato, secondo il consulente nominato dal giudice, se fosse partita subito, entro 24 ore, la terapia prevista in questi casi. Pochi giorni fa si è chiusa la causa civile in tribunale e il San Matteo, in solido con il medico in servizio al pronto soccorso quella notte, tra il 13 e 14 maggio 2022, dovrà risarcire il paziente, un 53enne, con circa 70mila euro, tra danno biologico e spese legali. La perdita dell’udito, non completa ma comunque molto grave, ha avuto un impatto sulla vita lavorativa dell’uomo, un manager che si occupa di formazione.

La giudice Simona Caterbi ha riconosciuto anche il danno da ridotta capacità lavorativa. «Una diagnosi corretta, che si poteva ottenere con un banale esame audiometrico, avrebbe consentito di avviare tempestivamente le cure – spiega l’avvocato del paziente, Davide Gambarana di Milano –. In questi casi la terapie con camera iperbarica e iniezioni di cortisone, se attuata entro 24 ore, consentono un recupero anche del 100% dell’udito. Siamo soddisfatti perché il tribunale ha accolto la nostra tesi, ma il risarcimento non è del tutto adeguato al danno subito». Per il consulente nominato dalla giudice «il percorso diagnostico-terapeutico presso l'ospedale non è stato aderente alle buone pratiche diagnostico-terapeutiche accreditate dalla comunità scientifica, nonché alle ben note linee guida nazionali ed internazionali».

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