Doppio live di Vasco in Sardegna: l’incontro con Salmo e il retroscena prima dell’arrivo a Olbia
Il Komandante e il saluto dai social: «Qua solo spettacoli speciali»
Olbia «Belli, bollenti, stropicciati e tanti! I miei concerti ad Olbia hanno un valore speciale per me»: Vasco Rossi posta su Instagram con la stessa frequenza di un utente della gen Z. Storie, post, reel. Ma se parliamo di social, la sfida è trovare chi, da due giorni, non abbia la home invasa dai video della gente che ha visto Vasco da vicino e ha voluto immortalare l’istante.
Backstage L'abbiamo ricordato tutti più volte e a turno. Dietro all'operazione mastodontica di portare l'artista italiano più seguito sull'isola a cantare (per due giorni) c'è lo zampino di Salmo. Vasco e Maurizio Pisciottu, il vero nome del rapper olbiese, si sono parlati nei camerini dello stadio San Nicola di Bari nel 2024 e lì è nata l'idea: «Vieni a suonare nella mia città». Salmo e Vasco, così simili nell'attitudine sfrontata con la musica, si sono rincontrati proprio ieri 13 giugno, un paio d'ore prima del live. Nel dietro le quinte hanno scattato qualche foto da complici amici, giocando a fare le smorfie. E poi hanno parlato. Non solo convenevoli e frasi di circostanza. Attorno a un tavolo una chiacchierata fitta spaziando tra i temi del mondo che circonda chi oggi porta avanti l'arte. Salmo, che viene dal concerto al Firenze Rocks dove è stato osannato e dove ha oscurato una popstar come Lenny Kravitz, idealmente raccoglie l'eredità del Blasco a pensarci bene. Sono in due fasi diverse, il maestro e il campione di ascolti, ma il modo con cui portano la musica dal vivo è la stessa. Dirompente.
I vecchi dischi C'è stato un tempo in cui Vasco non era Vasco ma il deejay della sede di Zocca di Punto radio, che andava spinto con forza in radio dai colleghi perché aveva appena pubblicato il suo primo album e si diceva che fosse «molto bello». Questa intensa tappa sarda per Vasco ha il sapore dell’amarcord. Lo ha riportato all'infanzia a Siniscola, a quella volta che scrisse “Vita spericolata” a Cagliari, poi Francesco Roccaforte, storico speaker e dj olbiese, nel backstage gli ha portato una copia del suo primo album e gli ha ricordato che sono stati colleghi. Carramba che sorpresa.
Il rocker di Zocca all’epoca era lo speaker di Zocca di Punto radio nonché tra i suoi fondatori. Roccaforte, olbiese, tra le tante cose direttore artistico del programma estivo di eventi di Porto Rotondo, in quel periodo era speaker per la stessa radio ma da Roma.
Sulla sua scrivania arrivò un Lp con lo sfondo azzurro, il nome in alto tutto attaccato Vascorossi, al centro una chitarra che diventa una matita avvolta dai trucioli. Era “...Ma cosa vuoi che sia una canzone...”. «La redazione aveva scritto sopra, con un adesivo, che era il primo album di un nostro collega di Zocca e diceva di spingere, con tre punti esclamativi». Ha mostrato tutto, vinile, copertina e adesivo, allo stesso Vasco. «Ognuno si scelga un brano», terminava la comunicazione. La rockstar ha riso vedendosi di colpo tra le mani un cimelio di cinquant'anni fa. Nel 2004, ricorda Roccaforte, «mettevo i dischi» al Makia, in Corso Sempione a Milano, il locale di Vasco. Tania Sachs, storica portavoce del Komandante, si ricordava dell’olbiese e ha organizzato l’incontro qualche ora prima del primo concerto, insieme al sindaco Settimo Nizzi. Francesco Roccaforte ha portato anche un 45 giri. Il primo della carriera, 1977, con i brani “Jenny” e “Silvia”. «Distribuito in 2.500 copie, mi ha chiesto sorpreso come facessi ad averlo. L’ha mostrato a tutti». Un pezzo rarissimo, riemerso dai due giorni a Olbia. (p.ard.)
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