Casa, la Regione punta al recupero del patrimonio esistente: il piano per risolvere l’emergenza abitativa
L’assessore Piu: «Spendiamo tutto per ristrutturare e rimettere a posto l'esistente»
Sassari Sistemare le vecchie case abbandonate per dare un alloggio a prezzi onesti a chi ne ha bisogno e, nello stesso tempo, far ripartire i cantieri, dare impulso all’edilizia, creare lavoro e nuovo indotto. La proposta della Cgil non è solo un bel sogno: la Sardegna ci sta già lavorando. La linea scelta dalla Regione è netta: basta mangiarsi il territorio con nuove costruzioni, la priorità assoluta va al recupero dell'esistente e dei centri storici.
Un piano che deve fare i conti con un paradosso tutto sardo. «Sulle coste e in città come Olbia, Alghero, Sassari e Cagliari c’è la fila per un alloggio, ma i prezzi sono alle stelle e non si trova un buco», spiega Antonio Piu, assessore ai Lavori pubblici con deleghe che includono l'edilizia residenziale pubblica e la gestione degli immobili di Area. «Nell’interno dell’isola, invece, succede il contrario: ci sono tantissime case vuote, ma mancano le persone. Le proiezioni dicono che nel 2100 i sardi scenderanno a 900 mila abitanti. La casa è una priorità per tutti: non solo per le famiglie più povere, ma anche per i giovani precari, le nuove coppie o i separati che oggi restano tagliati fuori dalle vecchie graduatorie».
Per vincere questa sfida, la Regione ha messo sul piatto quasi mezzo miliardo di euro. Una cifra enorme se si pensa che lo Stato ha stanziato meno di un miliardo (970 milioni) per tutte le regioni italiane messe insieme. «Non abbiamo investito un solo euro sul nuovo cemento. Spendiamo tutto per ristrutturare e rimettere a posto l'esistente», mette in chiaro Piu. Nel solo periodo tra gennaio e giugno 2026 i risultati sono questi: 300 milioni per l'agenzia Area: servono a rimettere a nuovo gli alloggi in tutta l'isola. Oltre 60 i cantieri già aperti da inizio anno. 90 milioni di progetti Pnrr pronti per Sassari, Carbonia e Latte Dolce. 39 milioni per il fondo affitti (il triplo rispetto a quanto stanziava lo Stato).
«Sui progetti da 90 milioni le imprese hanno già presentato i piani e siamo pronti a partire: aspettiamo solo che il Governo sblocchi i fondi», precisa l’assessore. «Sul fondo per gli affitti siamo intervenuti con forza: lo Stato nel 2023 non ha dato un euro, noi per il 2025 abbiamo stanziato 39 milioni. Anche per questo il sindacato nazionale della Fillea Cgil ha elogiato pubblicamente la Sardegna, definendola un modello da seguire».
La mossa strategica per il futuro si chiama “effetto moltiplicatore”, un’idea che ha incassato l’appoggio entusiasta di Daniela Falconi a nome di tutti i sindaci dell'Anci. «Vogliamo usare i 33 milioni del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (Fesr) come una leva», annuncia Piu.
«Andremo dal commissario di governo e poi alla Bei (la Banca europea per gli investimenti) per chiedere altre risorse. Con questo sistema contiamo di trasformare quei 33 milioni in ben 140 milioni di euro. Soldi freschi che useremo per rimettere in ordine i vecchi appartamenti nei centri storici di tutta la Sardegna».
L'obiettivo è aiutare i Comuni ad assegnare queste case non solo a chi ha diritto all'alloggio popolare, ma anche a canone “moderato”. Si punta a proteggere quelle famiglie e quei giovani che guadagnano troppo per entrare nelle case popolari, ma troppo poco per i prezzi folli del mercato libero o per ottenere un mutuo in banca.
A peggiorare le cose nelle zone più turistiche ci si è messo il boom degli affitti brevi, che sta svuotando le città dai residenti. «La situazione è sotto gli occhi di tutti. Troppe seconde e terze case vengono affittate solo ai turisti. Pensiamo a un medico che vince un concorso e deve trasferirsi a Olbia: oggi fatica a trovare un appartamento vicino all’ospedale. Dobbiamo sanare questo vuoto riorganizzando il nostro patrimonio immobiliare».
Per riuscirci, però, servono regole nuove. «Stiamo discutendo il nuovo testo e contiamo di approvare la riforma entro fine anno. Sarà una svolta totale. Oggi le persone non riescono ad avere una casa perché i bandi sono rari e rigidi. Con la nuova legge, invece, la domanda si potrà fare tutto l'anno, 12 mesi su 12, e le graduatorie saranno digitali, veloci e flessibili. Insieme alla riforma faremo un censimento con i Comuni per capire quante case abbandonate ci sono davvero, così da avere dati certi su cui lavorare».
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