Tentato omicidio di Pattada, la gelosia dietro gli spari: i nomi dei 4 arrestati
Individuati i presunti responsabili dell’agguato verso l’allevatore Antonello Regaglia
Pattada Un delitto nato dalla gelosia e preparato con freddezza. È questa la convinzione della Procura di Sassari che, a quasi sette mesi dal tentato omicidio dell’allevatore 55enne Antonello Regaglia, ritiene di avere ricostruito l’intera organizzazione dell’agguato avvenuto il 21 dicembre scorso nelle campagne di Monte Lerno a Pattada. Secondo gli inquirenti, dietro il ferimento del cinquantacinquenne non ci sarebbe stata l’iniziativa di un solo uomo, ma un piano condiviso, studiato nei minimi particolari e messo a punto dopo giorni di incontri e contatti telefonici.
Il piano
Un progetto che aveva un solo obiettivo, attirare la vittima in una trappola e ucciderla. Per questa ragione all’alba di ieri i carabinieri della compagnia di Ozieri, con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Sardegna, degli elicotteri e di numerosi reparti dell’Arma, hanno eseguito quattro nuove misure cautelari. In carcere sono finiti Francesco Abrioni, 35 anni, e Michele Cuguttu, 23, entrambi di Pattada. Per loro, assistiti dagli avvocati Giancarmelo Serra e Pietro Fresu, la Procura contesta il concorso nel tentato omicidio aggravato dalla premeditazione insieme a Salvatore Becciu, 27 anni, arrestato già due giorni dopo il ferimento di Regaglia e tuttora detenuto a Oristano. Ai domiciliari sono stati invece posti Francesco Becciu, 61 anni, e Antonio Becciu, 33, accusati di avere favorito gli autori dell’agguato, contribuendo a cancellare le tracce del reato e a ostacolare le indagini.
L’ordinanza firmata dal gip del tribunale di Sassari Giovanni Paolo Piana ricostruisce un contesto di profonda ostilità maturato nei mesi precedenti. Alla base dell’agguato ci sarebbe una vicenda sentimentale che avrebbe innescato un’escalation di ritorsioni culminata nel tentato omicidio. Gli investigatori dell’Arma richiamano anche precedenti episodi intimidatori, tra cui l’avvelenamento di alcuni animali riconducibili alla vittima, considerati il segnale di un rancore ormai radicato.
L’agguato
Il 21 dicembre dello scorso anno il piano sarebbe stato messo in atto. Regaglia venne raggiunto da diversi colpi di fucile che lo colpirono al torace e all’addome. Ferite gravissime che lo portarono in sala operatoria e poi nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale civile di Sassari, dove rimase ricoverato in coma e in pericolo di vita. Soltanto il delicato intervento dei medici riuscì a salvarlo.
Le indagini, però, non si sono fermate all’arresto di Salvatore Becciu. Attraverso intercettazioni, analisi dei telefoni, testimonianze e riscontri investigativi, i carabinieri hanno ricostruito il ruolo degli altri indagati e il presunto contributo fornito sia nella preparazione dell’agguato sia nelle ore successive.
Secondo il giudice, subito dopo gli spari gli indagati avrebbero cercato di ostacolare il lavoro degli investigatori. Salvatore Becciu sarebbe stato aiutato a sottrarsi alla cattura, l’auto usata per raggiungere il luogo dell’agguato sarebbe stata ripulita dai bossoli e da ogni altra traccia, mentre il fucile sarebbe stato nascosto e fatto recuperare successivamente.
Circostanze che, insieme al rischio di inquinamento delle prove e alla particolare gravità dei fatti contestati, hanno portato il gip a disporre la custodia cautelare in carcere per Abrioni e Cuguttu e gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per Francesco e Antonio Becciu.
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