Carburanti, la Sardegna ripiomba nell’incubo: diesel oltre i 2 euro e imprese in allarme
Dopo mesi di tregua, i rincari tornano a pesare sulle tasche dei cittadini e sui bilanci delle aziende dell’isola
Sassari Ci risiamo. Sembrava l’uscita dal tunnel: era solo una tregua. Dopo settimane di ritorno a un’apparente normalità, in questi giorni il contatore alle colonnine di rifornimento ha ricominciato a salire.
Quattro mesi fa si raccontava un conflitto internazionale, quello tra Usa-Israele e Iran, che appena scoppiato aveva avuto effetti immediati sui prezzi dei carburanti. Si è tornati a pagare un rifornimento di diesel oltre 2 euro al litro e poco meno per la benzina. Per la precisione, dall’ultimo aggiornamento, il prezzo medio regionale è di 2,192 euro al litro per il gasolio nelle postazioni self service e 1,990 euro al litro per la benzina self service.
«I margini operativi sono ridotti all’osso. Le spese per gli automezzi superano i ricavi, gli autisti saranno costretti a rimanere fermi», Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Sardegna, lancia l’allarme. Il provvedimento preso dal consiglio dei ministri e il taglio di accise e iva di 17 centesimi rischia di non essere sufficiente. Fare il pieno alla propria auto resterà comunque un salasso, considerando anche che la misura del governo è applicata fino al 6 agosto solo sul gasolio.
Cosa cambia
Oltre alle tasche individuali, Confartigianato però punta i fari, quelli dei camion e dei tir, sulle perdite a cui vanno incontro interi settori produttivi. Per le imprese sarde torna a essere complicato, dopo la primavera di sacrifici, ragionare sull’export. Le merci viaggiano su gomma, via mare e di nuovo su gomma per uscire dall’isola. Però le prime difficoltà si incontreranno nel trasporto regionale. Artigiani e aziende studiano percorsi più brevi o consegne cumulative per ridurre i consumi. Anche perché, ricorda Meloni, «il carburante rappresenta una delle principali voci di costo per le imprese dell’autotrasporto che, mediamente e in condizioni normali, incidono tra il 25% e il 35% dei costi operativi di una flotta. Quindi basta un aumento di pochi centesimi al litro per generare migliaia di euro di spesa in più all’anno per ogni mezzo pesante». Su un solo camion, analizza l’associazione di categoria, con il carburante a 1,65 euro per litro i costi gravavano per il 50% sull’operatività del mezzo ora, con il gasolio sopra i 2 euro, l’incidenza supera l’85%.
La situazione
La riapertura dello Stretto di Hormuz aveva fatto ripartire il rifornimento dei carburanti dal Golfo Persico all’Occidente. Poi le trattative tra Trump e l’Iran per fermare il conflitto non sono andate bene, quella preziosa lingua di mare è stata di nuovo chiusa e le navi container tenute sotto scacco. Con una latenza di qualche settimana, gli effetti sono arrivati anche in Italia e nell’isola. Il prezzo alla pompa è aumentato di giorno in giorno, restituendo pieni ai serbatoi sempre più cari. Se ne sono accorti subito i lavoratori: dipendenti pendolari e più di tutti gli autotrasportatori. Per non assottigliare i guadagni, Giacomo Meloni consiglia a questi ultimi, come quattro mesi fa, di applicare la clausola di adeguamento al costo del carburante nei contratti con le società servite.
Il provvedimento temporaneo del governo, intanto, «serve a calmierare, in parte, il costo dei carburanti e portare sollievo immediato a imprese, lavoratori e famiglie», commenta Confartigianato sul taglio delle accise arrivato ieri. Ma «non dobbiamo dimenticarci che questa iniziativa ha anche un peso importante sul bilancio statale e quindi non è stata indolore».
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