La Nuova Sardegna

L’indagine

Bovini in cura mandati al macello, fra gli otto indagati c’è anche un assessore

di Michela Cuccu
Bovini in cura mandati al macello, fra gli otto indagati c’è anche un assessore

Le persone indagate sono accusate di frode zootecnica, coinvolte aziende di tre comuni

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Abbasanta Un allevamento popolato da mandrie fantasma, farmaci pesanti cancellati dal sistema per aggirare i controlli e microchip nello stomaco (boli endoruminali) strappati a bovini morti per essere impiantati su capi di provenienza ignota. C’è persino un paradosso che sfiora il grottesco: in questo gigantesco puzzle di presunte frodi zootecniche spunta la traccia di un animale rubato, finito nell’azienda barbaricina diventata celebre per un gesto di straordinaria empatia: il salvataggio di una coppia di cammelli dallo sfruttamento di un circo. La procura ha concluso l’inchiesta guidata dal sostituto procuratore Sara Ghiani e deflagrata nel gennaio dello scorso anno con le misure cautelari e il sequestro di 485 bovini.

Gli indagati sono otto, le accuse sono pesanti: concorso in falso ideologico, contraffazione e adulterazione di alimenti destinati al commercio, ricettazione e gestione illecita di rifiuti. Il cuore dell’indagine batte tra Abbasanta e Macomer, dove operano le società Sarda Bovini e DG Bovini. Secondo l’accusa, le credenziali d’accesso alla banca dati nazionale e alla ricetta elettronica venivano condivise tra Francesco Regaglia (amministratore e legale rappresentante della società “Sarda Bovini S.R.L), Antonio Giovanni Maria Regaglia (amministratore e legale rappresentante della DG Bovini Società Agricola s.r.l.s. di Macomer, che ricopre il ruolo di assessore a Pattada) e i suoi amministratori di fatto, Dino e Matteo Fadda, padre e figlio di Abbasanta. La procura delinea un meccanismo oliato: da un lato si creavano movimenti fittizi come l’attestazione del trasferimento di 88 bovini mai avvenuto, dall’altro si ripulivano i registri informatici.

Più volte, prima di inviare i capi ai mattatoi, gli indagati avrebbero dichiarato falsamente l’assenza di trattamenti farmacologici. In realtà, i bovini erano freschi di antibiotici come Draxxin Plus o Resflor, farmaci pericolosi per l’uomo se non viene rispettato il rigido tempo di sospensione prima della macellazione. Per evitare il blocco informatico dei macelli, la registrazione dei farmaci veniva così inserita in ritardo o annullata.

Per Francesco Regaglia i contestati guai giudiziari rimangono legati esclusivamente alle attività private e societarie nel settore zootecnico. Quando i trucchi digitali non bastavano, si sarebbe passati alla manipolazione fisica. Venivano richiesti duplicati di marche auricolari o recuperati i boli di animali già deceduti per applicarli su bestie di provenienza sconosciuta.

Ed è qui che la cronaca incrocia la storia dei cammelli. Tra gli indagati compare Michele Ladu, l’allevatore che aveva commosso l’isola acquistando dal circo i cammelli Rodolfo e Valentina, portandoli nella sua azienda a Ovodda dov’è nata la piccola Franzisca. La Procura contesta a Ladu la ricettazione di un bovino: al controllo dei veterinari in un mattatoio campano, un capo inviato dall’Agricola Surbale è risultato avere nello stomaco il bolo di un animale rubato mesi prima a Ozieri.

Nello stesso filone è rimasto impigliato Renzo Puddu, giovane allevatore di Ovodda, accusato di aver falsificato i documenti di un bovino. A chiudere il cerchio, il ritrovamento in un letamaio di Dino e Matteo Fadda di carcasse e ossa bovine abbandonate senza autorizzazione. Il castello non avrebbe retto senza una sponda istituzionale. Sotto la lente della procura è finito Salvatore Canio, dirigente medico veterinario all’epoca all’Asl di Nuoro, accusato di falso ideologico: avrebbe firmato verbali telematici di profilassi per la tubercolosi bovina attestando controlli e letture di microchip su centinaia di capi mai eseguiti sul campo. Il blitz si era concluso con il sequestro delle aziende. Successivamente Matteo Fadda, nominato custode, avrebbe persino sottratto e disperso undici dei bovini sequestrati. Ora, con il deposito delle intercettazioni telefoniche, gli indagati e i loro legali – Giancarlo Frongia, Claudio Coratella e Arianna Cuccu – avranno venti giorni per consultare gli atti. Potranno presentare memorie o chiedere l’interrogatorio prima che il pubblico ministero formuli la richiesta di rinvio a giudizio.

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