Detenuti al 41 bis, i “pizzini” del boss Bagarella fuori dal carcere di Bancali – La polemica
La vicenda è stata raccontata da Fanpage. L’avvocato del boss: «Non ne so nulla». M5s insorge: «Rischio infiltrazioni»
Sassari “Saluti alle Maserati”, “Alle rosse e a tutti i piccolini”. Sarebbero questi alcuni dei contenuti dei “Pizzini” a firma “Luca”, che sarebbe Leoluca Bagarella, cognato di Totò Riina, condannato a 13 ergastoli e detenuto al 41 bis, usciti dal carcere di massima sicurezza di Bancali. Scrive tutto Fanpage, che quei pizzini li avrebbe ricevuti da un ex detenuto di quello stesso penitenziario che li avrebbe a sua volta ricevuti da un detenuto addetto al servizio di portavitto a Bagarella. Come spiega Fanpage si tratterebbe di messaggi sconclusionati – ci sarebbe anche un appello al ministro della Salute – dettati non solo dall'età del boss, che ha 84 anni, ma anche dalle sue non ottimali condizioni di salute. Condizioni che sarebbero state confermante dall’avvocato del boss, Luca Cianferoni, che invece, riguardo ai pizzini, avrebbe detto di non saperne nulla e, per questo, di non poter rilasciare commenti.
Non si è fatta attendere la reazione del Movimento 5 stelle Sardegna che ha ribadito la sua preoccupazione per la scelta del Governo Meloni e del ministro Nordio di concentrare sull’isola un numero così alto di boss mafiosi. «La scelta – si legge nella nota – aumenta il rischio di infiltrazioni e mette sotto pressione la sicurezza del territorio; espone l’Isola a pericoli maggiori che il Governo ha deciso di compiere nonostante le preoccupazioni sollevate. La vicenda raccontata da Fanpage – continua la nota – se confermata, aggiungerebbe un elemento ancora più grave: l’ennesimo segnale di quanto sia pericoloso concentrare nell’Isola una presenza mafiosa di queste dimensioni senza alcuna condivisione con le istituzioni locali».
Il piano del Governo Meloni e del ministro Nordio è stato da subito definito scellerato dalla presidente della Regione Alessandra Todde che ha comunicato l'intenzione di procedere per vie legali. Il primo atto sarà dunque un ricorso al tribunale amministrativo regionale del Lazio competente per tutti gli atti riguardanti il governo. Preludio in forme e termini ancora da definire di un ricorso alla stessa Corte Costituzionale.
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