La Nuova Sardegna

La revoca delle misure restrittive

Perché l'Europa ha tolto le sanzioni a Usmanov, il magnate russo-uzbeko: il suo speciale legame con la Sardegna


	Nel 2018 Usmanov è diventato cittadino onorario di Arzachena
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Nel 2018 Usmanov è diventato cittadino onorario di Arzachena

Cittadino onorario di Arzachena, ha fatto importanti donazioni alla Regione. A suo favore si sono schierati otto leader internazionali, decisivo l’intervento diplomatico di Parigi

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Sassari Dopo quattro anni di contenziosi e oltre venti pronunce favorevoli, l'Ue revoca le sanzioni ad Alisher Usmanov, di casa in Costa Smeralda e cittadino onorario di Arzachena. Decisivo l’intervento diplomatico di Parigi e di otto leader internazionali. Con Francia e Slovacchia si sono schierate anche Italia e Croazia.

Usmanov e la Sardegna

In Sardegna Alisher Usmanov è di casa da oltre trent’anni. La Costa Smeralda è stata a lungo la sua residenza estiva e il rapporto con l’isola si è tradotto anche in gesti concreti: nel 2020 ha fatto importanti donazioni alla Regione per la lotta al Covid, accompagnando questo gesto con un messaggio di gratitudine per l’accoglienza ricevuta negli anni. Il comune di Arzachena gli ha attribuito la cittadinanza onoraria, mai revocata nemmeno dopo le sanzioni del 2022. Ma il suo legame con l’Italia ha origini ancora più lontane: nel 2016, infatti, gli è stata conferita l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Un riconoscimento del suo impegno da mecenate, che l’ha visto in prima linea nel finanziamento del recupero delle colonne del Foro di Traiano e del restauro della Sala degli Orazi e Curiazi in Campidoglio.

La revoca delle misure restrittive

Ora si apre una fase nuova. Il 21 settembre gli Stati membri dell’Unione europea hanno votato la revoca delle misure restrittive adottate quattro anni fa nei suoi confronti, al termine di una lunga battaglia diplomatica e giudiziaria sostenuta da un fronte di Paesi che si è progressivamente allargato. Secondo i legali di Usmanov, tra il 2022 e il 2026 oltre 3.000 articoli pubblicati in 60 Paesi sono stati corretti o rimossi e nei tribunali nazionali sono stati ottenuti più di venti provvedimenti favorevoli. In Germania, tre delle quattro indagini aperte dopo l’imposizione delle sanzioni sono state archiviate. La difesa ha portato questi elementi all’attenzione delle istituzioni europee, sostenendo che fosse necessario riesaminare le basi del suo inserimento nella lista. Oltre al sostegno legale il lavoro diplomatico ha fatto la differenza. La Francia ha sostenuto la revoca delle sanzioni anche sullo sfondo dei negoziati con l’Azerbaigian per la liberazione di cittadini francesi. Già nell’estate del 2025 Théo Clerc, detenuto nel Paese, è stato graziato ed è tornato a casa. Secondo fonti diplomatiche, Usmanov avrebbe contribuito ad avviare il percorso che ha portato al suo rilascio. Il 23 settembre, all’indomani dell’accordo europeo, il presidente azero Ilham Aliyev ha graziato anche Martin Ryan, condannato a dieci anni per spionaggio. Parigi ha attribuito il risultato al dialogo con Baku ma fonti diplomatiche indicano un ruolo chiave di Usmanov anche in questa vicenda, che si è sbloccata il giorno dopo del suo delisting. Il suo rapporto con la Francia passa inoltre dal mecenatismo: l’imprenditore uzbeko ha finanziato il Centro Charles Aznavour a Yerevan, finanziato a Mosca un monumento allo squadrone franco-sovietico Normandie-Niemen e donato al Museo Olimpico di Losanna un manifesto di Pierre de Coubertin, la prova che mostra come i francesi siano fra i fondatori dei Giochi olimpici moderni.

Una questione geopolitica

Ma i legami di Usmanov non si limitano alla Francia e all’Italia. Nato in Uzbekistan, il magnate conserva legami che attraversano l’Asia centrale, il Caucaso e il Golfo. Il peso di queste relazioni è emerso durante la revisione delle sanzioni. Secondo la ricostruzione delle fonti coinvolte, si sono espressi a suo favore i capi di stato di Turchia, Uzbekistan, Kazakhstan, Azerbaigian, Kirghizistan, Qatar, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti. Nell’Unione europea, la Slovacchia si è schierata apertamente per la revoca, secondo fonti diplomatiche richiamando anche i rapporti industriali con aziende fondate da Usmanov. Il suo caso è diventato così una questione geopolitica che ha coinvolto governi ben oltre i confini europei. Il sostegno è arrivato anche da Imam e rappresentanti delle comunità musulmane europee. A spiegare il loro interesse sono le iniziative finanziate da Usmanov in Paesi a maggioranza musulmana, tra cui il Centro di civilizzazione islamica a Tashkent, il complesso dell’Imam al-Bukhari in Uzbekistan e la Moschea Centrale di Astana. Alla sua attività filantropica si aggiungono gli aiuti inviati dopo il crollo della diga di Sardoba e il terremoto in Turchia. Secondo fonti diplomatiche, negli anni scorsi anche Papa Francesco sarebbe intervenuto a favore della sorella di Usmanov, colpita dalle sanzioni; all’imprenditore l’allora pontefice aveva inoltre inviato una copia con dedica dell’enciclica Dilexit nos. Sono iniziative e rapporti di natura diversa, che mostrano quanto la rete di Usmanov si estenda oltre gli affari e la diplomazia. La revoca, tuttavia, non ha raccolto un consenso immediato. Diversi paesi, soprattutto nell’area baltica, si sono opposti alla rimozione di Usmanov. L’accordo è arrivato nell’ambito di un compromesso più ampio sul rinnovo delle sanzioni europee. Alla fine l’Europa ha deciso di cambiare strada. Per la Sardegna, la revoca delle sanzioni potrebbe significare più del ritorno di un ospite abituale in Costa Smeralda. Usmanov ha già mostrato di voler sostenere l’isola nei momenti difficili, ora si riapre anche la possibilità di nuovi investimenti e iniziative. Resta da vedere se e come prenderanno forma, ma per chi lo conosce in Sardegna il primo passo sarà tornare nella sua amata casa ad Arzachena.

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