Bancarotta e riciclaggio, maxi operazione in Sardegna: crack da 80 milioni di euro, ci sono sei arresti – I dettagli
L’inchiesta della Procura ha dato il via alle perquisizioni a tappeto in vari centri dell’isola
Cagliari Ci sono anche Cagliari e la Sardegna nella maxi operazione che la Guardia di finanza ha condotto in tutta Italia, con arresti e sequestri di beni per bancarotta e riciclaggio, con crack da 80 milioni di euro. Sette fra Cagliari e provincia. Le Fiamme gialle del Comando provinciale di Cagliari, a seguito di articolate indagini condotte dal Nucleo di polizia economica finanziaria, diretto dal colonnello Paolo Pettine, che hanno tratto origine dalla liquidazione giudiziale di una primaria società di fornitura di lavoro temporaneo, con uffici nel Lazio, in Lombardia, nelle Marche, in Emilia Romagna, in Friuli Venezia Giulia, in Toscana e in Sardegna, hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali emessa dal gip del Tribunale di Cagliari, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 7 indagati residenti a Cagliari e provincia, su un totale di 14 indiziati per reati di bancarotta e autoriciclaggio.
Nel dettaglio, per sei persone sono stati disposti gli arresti domiciliari con l’utilizzo del braccialetto elettronico e per una l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Con il medesimo provvedimento, il Gip ha disposto il sequestro preventivo di beni e somme riconducibili agli indagati per un valore complessivo di circa 42 milioni di euro.
Le attività investigative hanno consentito di acquisire indizi di imponenti distrazioni di risorse societarie, pari a circa 78 milioni che sarebbero state commesse prima della dichiarazione di liquidazione giudiziale, a partire dal 2018, da parte dell’amministratore di fatto della società e degli amministratori di diritto succedutisi negli anni
a danno dei creditori dell’impresa, con il concorso di familiari dipendenti e di diversi prestanome di 11 società satellite di cui due con sede in Romania.
Tra i creditori della fallita, la cui esposizione debitoria complessiva è stata accertata essere di circa 118 milioni euro risulterebbero in misura prevalente i lavoratori dipendenti, nell’ordine di migliaia, somministrati a imprese italiane operanti nei settori della grande distribuzione organizzata (GDO), edile, delle costruzioni meccaniche, della logistica e dell’impiantistica, nei confronti dei quali sono stati riscontrati contributi non versati per quasi 65 milioni di euro.
Nello specifico, le indagini hanno consentito di delineare un presunto sistema illecito nel quale l’impresa fallita, per drenare risorse, avrebbe contabilizzato stipendi enormemente sproporzionati nei confronti dei dipendenti, appartenenti al nucleo familiare dell’amministratore di fatto, nonché costi per servizi inesistenti o duplicati nei confronti delle società satellite, secondo la seguente sequenza: in una prima fase (distrazione) le risorse finanziarie dell’impresa sarebbero state trasferite alle società satellite appositamente costituite; nella seconda fase (reimpiego) le somme così trasferite sarebbero state contabilizzate dalle società beneficiare come ricavi apparentemente leciti, venendo così reimmesse nel circuito economico; nella terza fase (dissimulazione) le scritture contabili della società italiana sarebbero state alterate mediante l’iscrizione di crediti fittizi e la sottostima dei debiti previdenziali al fine di occultare lo stato di insolvenza ed evitare la liquidazione giudiziale.
Contestualmente all’adozione delle misure cautelari, l’autorità giudiziaria titolare del fascicolo ha disposto 26 perquisizioni presso le residenze delle persone fisiche segnalate e le sedi delle persone giuridiche coinvolte nell’illecito sistema messo in atto nelle province di Cagliari, Sulcis Iglesiente, Nuoro, Belluno, Pisa, Livorno, Roma e
Potenza. Nel complesso, sono stati sottoposti a sequestro denaro, quote societarie e decine di beni immobili sui quali potranno rifarsi i creditori danneggiati.
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