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Sardegna, trasporti soffocati dai rincari: 4mila imprese a rischio, il conto arriva sulla spesa

di Paolo Ardovino
Sardegna, trasporti soffocati dai rincari: 4mila imprese a rischio, il conto arriva sulla spesa

Gasolio e costi delle navi sotto accusa. Il gruppo Tirso: «Sei milioni di spese extra da trasferire sul mercato». Gli autotrasportatori chiedono aiuti al governo

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Sassari Sei milioni di euro, che tu sia a capo di un’azienda regionale o di una più strutturata con ambizioni oltremare, sono tantissimi. E diventano anche particolarmente fastidiosi se si tratta di una spesa che non avevi calcolato.

Quando Nicola Fabbri dice che «in valore assoluto, contiamo 6 milioni di euro di costi extra», vuol dire che il presidente e ad di Logistica Mediterranea, società che controlla gruppo Tirso, sta contando gli aumenti dovuti al caro carburanti che vanno avanti dalla primavera e alla tassa Ets cresciuta nel 2026.

Stamattina nelle sale della prefettura di Milano il ministro Matteo Salvini incontra le associazioni degli autotrasportatori. Potrebbe esserci una svolta, non certo un miracolo. Potrebbe arrivare dal governo centrale una proroga al tax credit o una pioggia di milioni di euro. Gli autotrasportatori soffrono «e quelli della Sardegna almeno il doppio degli altri», secondo Luigi Massimiliano Serra, il presidente dell’associazione che riunisce alcuni di quelli sardi. Qui, le barricate che stanno alzando i colleghi del sud Italia, non sono possibili. «Noi non possiamo proprio fermarci», crollerebbe l’intero sistema del trasporto merci di un’isola che ha bisogno di flussi quotidiani con la penisola.

A loro è stato detto che la guerra in Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz ha costretto le pompe di benzina ad alzare il prezzo dei rifornimenti. Poi è stato detto anche che il biglietto delle tratte oltre Tirreno si sarebbe alzato perché le compagnie marittime devono pagare la tassa europea per l’emissione di Co2, la Ets, e in qualche modo devono rientrare nei costi. A questo punto però «sono a rischio almeno 4mila imprese» secondo Confartigianato, che calcola chi lavora con i servizi di trasporto in Sardegna. Tra i marchi principali dell’autotrasporto sardo e che si affaccia nel resto d’Italia, il gruppo oristanese Tirso come tutti è stato travolto da un mare di costi in più che non aveva previsto.

Fare il pieno ai tir, viaggiare da una sponda all’altra: ogni giorno è un conteggio di spese in più senza sosta. Quanto incide? «Quasi il 10 per cento se considero il fatturato complessivo. Se tengo solo quello dei trasporti, 16 per cento», spiega Fabbri. E quando dice che i «6 milioni di extra costi dobbiamo ribaltarli sul mercato», significa che non è mai un problema solo di una categoria. Non funziona così. Se l’autotrasporto si ferma, come in questi giorni in Sicilia, Puglia e Campania, gli scaffali dei negozi si svuotano. Se i camion continuano a viaggiare spediti sulle strade, vuol dire che i prodotti arrivano ai clienti con un sovrapprezzo sempre più alto. La legge del mercato.

Il gasolio da un anno è salito del 30 per cento, spiega Nicola Fabbri. Gli incrementi per gli spostamenti via mare sono spaventosi: si va dal 172% registrato sulle navi merci di Grimaldi al 55% di Moby e al 37% di Grendi, sostiene. Serra di Asr calcolava: per un autoarticolato di 16 metri, l’ets costa 740 euro a tratta.

Soldi che non rientreranno più nelle casse delle aziende. Progressivamente si sta alzando l’asticella dei costi di energia e carburanti e la parte peggiore è che, secondo quanto dicono da mesi le associazioni a tutela dei consumatori, non ci sarà un dietrofront. Come la rana che viene bollita aumentando lentamente la temperatura della pentola. 

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