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Sassari

Il convegno

Sindaci nel mirino, 448 attentati: «Quindici anni sotto attacco»

di Mario Bonu
Allegate, alcune foto del convegno di Cossoine
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Allegate, alcune foto del convegno di Cossoine

A Cossoine il confronto tra amministratori: già 16 le intimidazioni nel 2026

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Cossoine Paura vera e propria magari no, ma quella sottile apprensione che ti porta a essere più circospetto, a guardarti intorno quando rientri a casa la notte, quella sì. E poi, la preoccupazione per i familiari, figli, mariti, mogli, genitori, fratelli, perché tu almeno la scelta di stare in prima linea l’hai fatta, loro no. Sono i sentimenti di una serata ad alto tasso emotivo espressi dai sindaci, quelli che hanno subito attentati o minacce, ma anche quelli che quelle azioni le paventano, «perché prima o poi – ha detto qualcuno – toccherà a tutti».

L’occasione era il convegno “Amministrare senza paura. Le intimidazioni non possono governare i nostri paesi”, promosso dall’amministrazione comunale di Cossoine, con il contributo della Regione Sardegna e del Ministero dell’Interno, e la collaborazione delle associazioni CorosLab e Prendas de Oro. «Purtroppo – ha detto la sindaca di Cossoine Sabrina Sassu nella sua introduzione – non è più possibile non porsi il problema. Quando ti arriva quella telefonata anonima, o magari la busta con delle scritte, o anche altre azioni che ci fanno davvero paura, e lo sguardo di tuo figlio che ti dice “mamma, ma veramente lo stanno facendo a te, cosa ti sta succedendo?”, e tu dici “ma chi me l'ha fatto fare?!».

Eppure glielo fa fare la passione, lo spirito di servizio, la gratificazione che gli arriva dai cittadini – e sono la stragrande maggioranza – che li incontrano per strada e li ringraziano per un’opera realizzata, o anche civilmente gli segnalano un problema. Ma la preoccupazione, è innegabile, resta, anche perché il problema delle minacce e degli attentati agli amministratori in Sardegna è endemico. Lo ha ricordato Antonio Brundu, già sindaco di Usini e moderatore della serata, fornendo i numeri del fenomeno: 448 attentati in Sardegna, dal 2010 al 2025, 156 comuni coinvolti, già 16 episodi solo nel 2026. Né si può dire che sia un fenomeno circoscritto agli anni recenti, perché come ha ricordato Daniela Falconi, sindaca di Fonni e presidente di Anci Sardegna, suo padre Bachisio, allora sindaco del paese e figura di amministratore assai in vista a livello regionale, solamente per un caso fortuito scampò ad un pallettone destinato ad ucciderlo. «Il mio paese – ha detto Daniela Falconi - in quel periodo era uno dei dieci paesi del malessere in Sardegna. In quegli anni io mi ricordo che noi non potevamo uscire di casa perché scoppiava una bomba contro un amministratore ogni giorno, e nel 1990 un ordigno devastò il Comune».

Nulla di nuovo, dunque, ma semmai l’esigenza ribadita da tutti che «i sindaci non vengano lasciati soli». E soprattutto, come ha detto Giuseppe Mellino, sindaco di Nule, vittima di un attentato incendiario nel 2024, le istituzioni vadano al di là delle parole di circostanza, e pensino piuttosto ai servizi che rendono vive le comunità, a iniziare dalla formazione dei ragazzi, unico vero antidoto contro i comportamenti violenti. Concetti ribaditi da Michele Solinas, sindaco di Bono, vittima anch’egli di un attentato incendiario a soli sette mesi dall’insediamento. «C'è tanto da insegnare ancora, specialmente con i bambini nelle scuole, far capire che non è che bruciando una macchina o con una bomba tu risolvi il tuo problema».

Fra gli interventi più accorati e più attesi, quello di Manuela Pintus, sindaca di Arborea, che solo pochi giorni fa aveva reso pubbliche in consiglio comunale le minacce di morte ricevute. «Non mi trovo perfettamente d’accordo con i colleghi, la paura è un sentimento e io penso di averlo provato in quei momenti, per cui in questo senso secondo me non è necessario avere coraggio, ma fare quello che è giusto fare». Una scelta che Manuela Pintus ha confermato quando ha detto: «Non mi dimetto». Emiliano Deiana, sindaco di Bortigiadas e già presidente di Anci Sardegna, ha ripercorso gli anni in cui troppo spesso riceveva le telefonate di amministratori comunali vittime di attentati. E la “sburocratizzazione”, che scarica sui primi cittadini responsabilità enormi, senza che gli vengano dati gli strumenti per farvi fronte. E’ una vertenza, perciò, quella dei sindaci, che rimane aperta, e che deve andare oltre le parole, e tradursi in servizi, interventi, soluzioni ai problemi. unico vero antidoto alla violenza.

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