Oasi Wwf di Monte Arcosu, filmati tre esemplari del raro gatto selvatico sardo – Lo straordinario video
Immortalati una madre con la giovane prole. Antonio Canu: «Grande emozione»
Sassari Il set è l'Oasi Wwf di Monte Arcosu, all'interno del Parco di Gutturu Mannu, a sud dell’isola. Le star sono tre esemplari di gatto selvatico sardo, “nome d’arte”: Felis silvestris lybica. Nel filmato, girato dalle fototrappole, una mamma e la sua giovane prole, dal manto striato, con degli anelli scuri intorno alla folta coda e con un ciuffo sulla punta delle orecchie, bevono da una delle poche pozze perenni che hanno resistito alla prolungata siccità estiva. Una comparsata che è già da oscar: è infatti davvero raro imbattersi in questo animale sfuggente, diffidente e solitario; molto abile nello scomparire tra la vegetazione. Arrivato dal Nordafrica al tempo dei Fenici, ha delle caratteristiche uniche ed ora è una specie protetta a causa di diverse minacce.
«Il gatto che oggi vive in Sardegna è diverso da quello che abita nel resto d’Italia e con tutta probabilità è stato portato qui dal Marocco 2200 anni fa. Più piccolo di quello europeo, ha il mantello striato, la coda molto folta e un ciuffo di peli alla punta delle orecchie». A descrivere l’animale endemico dell’isola è Antonio Canu, presidente della sezione sarda del Wwf. «Come ogni felino è molto efficace nel catturare le prede, che in gran parte sono roditori, anfibi, rettili e piccoli e medi uccelli. Ed è molto difficile da incontrare: si nasconde facilmente nella vegetazione ed è attivo soprattutto all’alba e al tramonto quando si muove per cacciare».
Per questo il filmato assume una rilevanza ancora maggiore. «Si tratta di contributi molto utili dal punto di vista scientifico, ma anche educativo – spiega Canu –. Nel nostro caso, la presenza di una decina di telecamere poste in luoghi strategici – tecnologia ormai sempre meno invasiva, che consente di osservarli senza interferire – ci ha permesso di realizzare un filmato davvero straordinario. Che il gatto fosse presente nell’Oasi era certo, anche perché in passato sono stati svolti importanti studi sulla specie, ma vederli in azione, è sempre una grande emozione».
Il monitoraggio sul campo, parte del progetto “L’oasi è dei bambini”, oltre che dalla Fondazione Wwf, è stato realizzato con il supporto di Fondazione di Sardegna, l’impresa sociale “Con i Bambini” e la Fondazione Domus de Luna, che gestisce l’Oasi insieme al Wwf. «I dati raccolti – spiega il presidente locale – saranno analizzati con l’Università di Sassari nell’ambito di un progetto regionale. Grazie a questa iniziativa sapremo sicuramente di più sulla presenza della specie e sulle azioni necessarie a conservarla».
Molte informazioni sono già note come quelle relative alle minacce che la insidiano. Il gatto selvatico sardo è infatti protetto dalla Convenzione di Berna (Legge 503/1981, Allegato III), dalla Direttiva Habitat (DIR CEE 43/92 All. D) e dalla Legge Regionale 23 del 1998. «La perdita e la frammentazione degli habitat e il bracconaggio, purtroppo ancora diffuso, sono i fattori per cui questo gatto soffre maggiormente – continua Canu –. Un altro problema è poi l’ibridazione con quello domestico che incide notevolmente sulla sua conservazione». Tuttavia, non se ne hanno abbastanza per fare una stima complessiva delle dimensioni della popolazione.
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