Scuola e precariato, la beffa degli idonei: 330 docenti sardi chiedono il ruolo – La protesta
Sono partiti per Roma contro gli emendamenti di Lega e Fratelli d’Italia
Sassari Superi il concorso e balzi alle prime posizioni della graduatoria in attesa della prossima finestra di stabilizzazioni. È il 2020. Intanto attraversi il covid, due conflitti internazionali, una crisi energetica globale. Intanto ti passano avanti tutti i colleghi che vengono assunti con fondi del Pnrr, perché lì è una questione di obiettivi dettati dall’Ue e non si può sgarrare. Ora che in teoria è arrivato il tuo turno, nella pratica Lega e Fratelli d’Italia alzano la mano e dicono che per le assunzioni a tempo indeterminato bisogna tenere conto dei concorsi banditi dal 2023 in poi. Per usare un eufemismo, è una grande beffa quella che accomuna migliaia di docenti in tutta Italia e 330 prof della Sardegna. Questa mattina, 3 novembre, saranno tutti a Roma, davanti a Palazzo Madama, a farsi vedere, loro, gli esclusi del 2020, che vedono allontanarsi (di nuovo) un contratto che avrebbero tutto il diritto di firmare.
Dall’isola sono partiti in tantissimi. Sono i 330 docenti sardi «di Lettere, Chimica, Spagnolo e di altre classi di concorso» che, a proposito di concorso, quello ordinario lo hanno superato nel 2020. «E oggi siamo ai primi posti per l’assunzione». Si definiscono «un esercito». Non per le intenzioni belliche, ma per far capire che si parla di una quantità incredibile. Ben 18mila sparsi in tutta Italia. «Siamo idonei ma rischiamo di rimanere ancora senza il ruolo». Da questa impazienza collettiva è nato il Comitato idonei 2020, che oggi si affaccia per lanciare l’allarme su due emendamenti. Quelli 7.117 e 7.118 presentati per il decreto Scuola (Dl 170/2026), in discussione in Commissione al Senato. «Le due proposte, presentate dalla senatrice Carmela Bucalo (di Fratelli d’Italia, ndr) e dai senatori Andrea Paganella e Massimiliano Romeo (Lega), stabiliscono che le graduatorie del 2020, le cosiddette Gm22, vengano usate solo dopo quelle di tutti i concorsi banditi dal 2023 in poi, comprese quelle future». Non più secondo il lineare ordine cronologico, ma secondo la logica del prima tutti gli altri e poi, quando avanzerà qualcosa, recuperiamo la classe 2020. Brutta, sporca e incattivita.
I docenti sardi, insieme ai colleghi delle altre regioni, chiedono il ritiro degli emendamenti perché «finora questa precedenza era giustificata dal raggiungimento degli obiettivi del Pnrr. Ma secondo la documentazione ministeriale e parlamentare, quegli obiettivi sono stati raggiunti – sostengono –. Con gli emendamenti, la precedenza diventerebbe una regola permanente, non giustificata dal Pnrr e ingiusta. Ci era stato detto di aspettare il raggiungimento del target. Adesso che è stato raggiunto, cosa dobbiamo aspettare ancora? In pratica, ogni nuovo concorso potrebbe far scalare indietro chi ha già vinto una selezione pubblica anni fa, in una attesa senza una data certa». A nome dei sardi, Sonia Martinelli, Gabriella Dogu, Daniela Schirru e Anna Cusino raccontano: «Molti hanno già costruito la loro vita professionale e familiare nell’isola contando sulle regole attuali, sarebbe una beffa. Parliamo di persone che hanno superato tutte le prove e potevano essere assunte nel giro di uno o due anni. Oggi rischiano di finire in un limbo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
