La Nuova Sardegna

Trasporti

Aeroitalia e Regione, l’esperto: «La Sardegna non ha molte alternative»

di Andrea Massidda
Aeroitalia e Regione, l’esperto: «La Sardegna non ha molte alternative»

Andrea Giuricin: «Crisi seria, difficile trovare un vettore pronto a subentrare»

5 MINUTI DI LETTURA





Cagliari Il conto delle crisi internazionali rischia di presentarsi al check-in degli aeroporti dell’isola. Il jet-fuel è più che raddoppiato, le coperture sul carburante si esauriscono e la continuità territoriale, pensata per garantire al massimo il diritto alla mobilità dei cittadini sardi, adesso si ritrova esposta a guerre delle quali è impossibile ipotizzare la fine. La decisione di Aeroitalia di annunciare la rinuncia alle rotte a tariffa agevolata (ben cinque su sei) entro il prossimo gennaio, apre una partita che va oltre il confronto con la Regione: in ballo c’è la tenuta di un sistema costruito su condizioni economiche ormai profondamente mutate.

A dirlo è Andrea Giuricin, docente di Economia dei trasporti all’Università Milano-Bicocca, massimo esperto in Italia nel settore aereo: «La situazione è complessa – spiega – ma non senza via d’uscita. La compagnia ha bisogno di condizioni sostenibili, mentre l’amministrazione regionale difficilmente può trovare un altro operatore disposto a subentrare. Due esigenze contrapposte che possono spingere al compromesso. Entrambe le parti – osserva l’esperto – hanno interesse a trattare».

Il primo nodo è il carburante. Alla fine della scorsa settimana il jet fuel viaggiava intorno ai 1.600 dollari per tonnellata metrica, contro i circa 750 precedenti allo scoppio della guerra. «Le condizioni contrattuali sono cambiate radicalmente rispetto a quelle previste al momento dell’avvio del servizio – rimarca Cudicin –, nessuno si immaginava che una crisi di questa portata potesse durare così a lungo. Un conto è affrontare un’emergenza per due mesi, un altro è fare i conti con una situazione che si protrae per tanto tempo».

Le coperture stipulate dai vettori per proteggersi dalle oscillazioni hanno finora attenuato gli aumenti, ma stanno terminando. «Se l’incremento supera il cento per cento e non accenna a fermarsi, occorre intervenire». Le alternative sono adeguare le tariffe oppure aumentare le compensazioni pubbliche.

È su questo terreno che si consuma il confronto tra Aeroitalia e la Regione. La compagnia considera insostenibili le condizioni economiche e chiede risorse aggiuntive. La Regione ha stanziato 10 milioni di euro, mentre le richieste del vettore sarebbero arrivate a 18 milioni. La trattativa, tuttavia, non è compromessa. «Mi sembra che le due parti siano entrate in una fase negoziale – dice Cudicin – e credo che un accordo sia possibile». Il docente ipotizza una cifra intermedia intorno ai 15 milioni. «Una valutazione personale – precisa – non una previsione. Le condizioni iniziali, del resto, non erano state pensate per affrontare uno choc energetico di questo tenore. E la questione non riguarda soltanto la disponibilità di denaro. «Se Aeroitalia dovesse abbandonare le rotte, la Regione dovrebbe individuare un altro vettore e vedo difficile trovare una compagnia che in questo momento accetti», ammette Giuricin.

Ita Airways potrebbe incontrare problemi nel mettere a disposizione gli aerei necessari. Volotea sta attraversando una fase di ristrutturazione e non è detto che possa assumere nuovi impegni su rotte potenzialmente in perdita. Ryanair e Wizz Air, invece, storicamente non hanno mostrato particolare interesse per questo servizio. «A mio avviso – sottolinea l’esperto – Aeroitalia è consapevole che, alle attuali condizioni contrattuali, non esistono moltissime alternative». E per la compagnia non è semplice trasferire altrove gli aerei impiegati nei collegamenti da e per la Sardegna.

La continuità territoriale si trova dunque davanti a una contraddizione. Nasce per garantire ai cittadini dell’isola il diritto alla mobilità, con tariffe calmierate e collegamenti protetti, ma può entrare in crisi quando i costi si allontanano dalle condizioni previste. «Con prezzi del carburante così elevati, mantenere il servizio alle condizioni attuali è certamente arduo – ribadisce Giuricin –, l’aumento non può essere ignorato, ma neppure ricadere interamente sui passeggeri, soprattutto su chi vola per lavoro, salute o necessità familiari».

Il confronto con le Baleari mostra un modello differente: niente tariffa fissa, ma sconti ai residenti. «È un sistema più flessibile rispetto a quello basato su tariffe predeterminate», spiega Giuricin, che sulla Corsica preferisce non esprimersi senza dati aggiornati. La differenza solleva una questione: quanto può essere rigido un modello di continuità territoriale davanti a una crisi internazionale? Se i costi cambiano radicalmente, anche gli strumenti con cui si garantisce il servizio devono poter reagire.

Resta da capire se la rinuncia di Aeroitalia alle compensazioni su alcune rotte fosse sostenibile. Giuricin non si sbilancia. «Non posso dirlo con certezza: bisognerebbe conoscere i costi interni. Tuttavia ho avuto la sensazione che la compagnia abbia assunto un rischio significativo, forse anche per limitare la concorrenza, ma le condizioni sono cambiate. Quando scoppia una guerra, si può immaginare che duri poco. Valutare oggi quella scelta è molto più complicato».

Il docente invita a non ridurre la vicenda a un braccio di ferro: «La crisi energetica impone di rivedere un equilibrio fragile. La Regione deve tutelare i cittadini e garantire i collegamenti, il vettore deve evitare perdite insostenibili. Serve un confronto sui costi reali, sulla durata dell’emergenza e sugli strumenti disponibili. La partita non è soltanto sui milioni da mettere sul tavolo, ma sulla capacità di costruire un sistema che regga quando il mercato cambia, senza scaricare ogni costo sui passeggeri né chiedere alle compagnie di operare in condizioni impossibili». Per Giuricin l’accordo resta concreto: adesso nessuno dei contendenti può permettersi facilmente di rompere. «Per Aeroitalia non è facile spostare gli aerei su altre rotte e per la Regione non è semplice individuare un nuovo partner», conclude. «Sono entrambe costrette a cercare una soluzione». Una necessità reciproca che potrebbe salvare i collegamenti e ripensare le regole della continuità territoriale. La posta in gioco è la mobilità quotidiana dei cittadini sardi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Sanità e fisco

Pronto soccorso e ticket, un paziente su 4 non paga: in arrivo le cartelle dell’Agenzia delle Entrate per 30mila prestazioni

di Luigi Soriga
Le nostre iniziative