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La replica

Sanità, Bertolazzi rilancia e attacca: «In 40 anni i politici non hanno vaccinato neanche le pecore»

di Massimo Sechi
Sanità, Bertolazzi rilancia e attacca: «In 40 anni i politici non hanno vaccinato neanche le pecore»

L’ex assessore replica alle critiche dopo il suo articolo scientifico su Frontiers

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Sassari Per un’intera giornata è stato al centro di attacchi e critiche da tutte le parti: politici e semplici cittadini che non hanno gradito le sue affermazioni sulle responsabilità della situazione disastrosa della sanità sarda. Poi Armando Bartolazzi ha deciso di prendere carte e penna e di rispondere a «quelli rimasti “offesi”» dal suo articolo sulla rivista scientifica Frontiers. Prima di tutto una precisazione: «Non ho mai scritto che la permalosità dei sardi è geneticamente determinata. Trovo quella affermazione lesiva della mia dignità professionale e deve essere corretta».

Bartolazzi se la prende poi con chi accusa di «aver interpretato i titoli di giornale per alimentare lo scontro politico e lasciare il sistema sanitario in mano a politici che per 40 anni non sono stati capaci nemmeno di vaccinare le pecore disegnando incentivi diversi per gli allevatori». Le stesse persone che per l’ex assessore, nominato ad aprile 2024 e poi revocato dalla presidente Todde nel dicembre del 2025, «dovrebbero vergognarsi di come il popolo sardo viene trattato in ambito sanitario (agenas docet). Non me la prendo certo con il popolo sardo che rispetto e al quale sono tutt’ora vicino».

Inevitabili i riferimenti diretti a chi ha diffuso comunicati stampa e ha commentato il suo articolo, ricordando, tra le altre cose, la frase sul “Rombo di tuono” della sanità sarda. «I signori Sorgia, Ticca, Cappellacci, Pittalis si leggano l’articolo che ha subito quattro mesi di revisioni internazionali tecniche ed indipendenti (tutti arroganti come me) prima di essere pubblicato per una platea potenziale di 20 milioni di lettori. E chi ha responsabilità politiche si faccia un esame di coscienza invece di starnazzare».

Bartolazzi ritorna anche sulla sua esperienza da assessore e rivendica le cose fatte in quell’anno e 8 mesi, «ce ne sono state di diverse – afferma – una per tutte l’avvento in Sardegna delle terapie molecolari, per talassemia, seconda regione italiana che è riuscita a farle. Basterebbe questo per ringraziare», aggiunge. Al popolo sardo rivolge parole cariche di affetto: «meriterebbe una classe politica più autorevole e competente».

Si dice sorpreso del fatto che la sua pubblicazione scientifica sia stata riportata dai quotidiani locali.

Sulla questione della genetica afferma che nel suo articolo «non c’è alcuna frase che sostiene che il carattere di un popolo sia geneticamente determinato» e aggiunge che nello stesso articolo «è scritto ben chiaro che il carattere di qualsiasi popolo è determinato da elementi multifattoriali, storici, ambientali, socio-politici ed in parte anche genetici. Nello studio pubblicato ci sono referenze bibliografiche consultabili, relativi a studi precedenti sull’argomento in questione, di persone molto più autorevoli dello scrivente, che sostengono queste tesi, che io ho semplicemente letto e riportato».

Non mancano ulteriori critiche e attacchi alla politica sarda «da parte – scrive Bartolazzi – di un medico romano arrogante e presuntuoso, con deliri di onnipotenza “geneticamente determinato” e politicamente inadeguato (perché dice le cose come stanno) che è tornato a fare diagnosi di cancro, con il voltastomaco per quanto visto fare da certa classe politica».

La chiusura è affidata ad un auspicio e ad un augurio: «che tutto questo serva almeno a riaccendere un dibattito serio sulla necessità di mettere in campo politiche sanitarie trasversali “basate sulle evidenze” e non sulla ricerca del consenso perché purtroppo le malattie non sono né di destra né di sinistra come ho cercato inutilmente di far capire fin dal primo minuto del mio mandato». Chi si aspettava delle scuse è rimasto sicuramente deluso, così come chi pensava che nelle 17 pagine dell’articolo di Frontiers avesse condensato tutti i sassolini nella scarpa. L’ex assessore ne aveva, e forse ne ha ancora, tanti altri da togliere.

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