La Nuova Sardegna

Sassari

Antiche botteghe

Sassari, novant’anni di storie e di stile: Premoli esporta il cappello a Parigi e Tokyo

di Luca Fiori
Sassari, novant’anni di storie e di stile: Premoli esporta il cappello a Parigi e Tokyo

Nato nel 1936 come laboratorio sartoriale il negozio di via Luzzatti conquista il mondo e i social

4 MINUTI DI LETTURA





Sassari «Le nostre radici sono a Sassari. Ma le abbiamo esportate e fatte conoscere anchea Parigi e Tokyo». Stefania Premoli lo dice senza enfasi, quasi sottovoce. Eppure dentro quelle parole c’è il senso di novant’anni di storia familiare, di lavoro quotidiano, di amore per un mestiere che non ha mai smesso di evolversi. E di un amore smisurato per Sassari, dove tutto è iniziato tanto tempo fa. La Cappelleria Premoli nasce in città nel 1936.

«Nostro nonno Francesco aprì prima un negozio di tessuti e poi un laboratorio sartoriale in centro – racconta Stefania – realizzava copricapi, divise ecclesiastiche e militari, abiti per l’alta società sassarese. Era un lavoro fatto di precisione e rispetto». È lì che si pianta il primo seme. Il secondo passaggio arriva negli anni Ottanta. «È nostro padre Michele a fare la scelta più coraggiosa, rilevare la storica cappelleria di via Luzzatti e specializzarsi solo nei cappelli. Una decisione controcorrente – spiega – ma che ha definito la nostra identità».

Da allora Premoli diventa un punto di riferimento cittadino, oggi riconosciuto come Bottega Storica della Sardegna. Non un semplice negozio, ma un presidio di memoria nel centro storico.  La terza generazione. Poi, all’inizio degli anni Duemila, entra la terza generazione. «Io, Nicola e Gianfranco abbiamo scelto di continuare – continua Stefania – non per dovere, ma per convinzione. Sentivamo la responsabilità della storia, ma anche il desiderio di darle un linguaggio nuovo». La prima rivoluzione è culturale. «Abbiamo voluto sdoganare il cappello. Liberarlo dall’idea che fosse solo per un pubblico maturo. Per noi è un accessorio identitario, contemporaneo. Se interpretato con coerenza, può parlare a tutti». E il tempo, in questo caso, ha dato ragione.

«Oggi il cappello è tornato ad essere presente. Ma resta un prodotto che richiede conoscenza, cultura, visione. Non si improvvisa». Anche la cappelleria cambia volto. «Abbiamo rinnovato gli arredi, mantenendo quell’estetica rétro che ci appartiene. È un equilibrio tra passato e presente. Come i nostri cappelli». Dentro il negozio accade qualcosa che va oltre la vendita. «Il nostro lavoro è accompagnare le persone. Osservare le proporzioni, spiegare i materiali, aiutare a trovare la forma giusta. Quando un cliente si guarda allo specchio e sorride, capisci che il cappello è diventato parte di lui». E quel sorriso oggi continua sui social: clienti che si fanno fotografare con un cappello colorato in testa, che condividono, che mettono like e cuori. «È un modo spontaneo di raccontare il negozio. Non lo abbiamo cercato, è nato da solo». La scelta commerciale è radicale. «Abbiamo deciso di concentrarci quasi esclusivamente sui cappelli, affiancati da pochi accessori coerenti. Meno prodotti, più profondità. È una scelta controcorrente, ma ci permette di essere davvero specializzati». 
Da questa coerenza nasce la linea Kentu Koncas. «Il nome viene dal detto sardo “kentu koncas, kentu berrittas”, ogni testa ha il suo cappello. Partiamo dall’orbace e dai tessuti tradizionali sardi e li trasformiamo in copricapi artigianali, naturali, contemporanei». All’inizio sono stati soprattutto i turisti a fermarsi. «Toccavano i tessuti, chiedevano da dove venissero. Abbiamo capito che stavamo raccontando qualcosa che andava oltre il negozio». E così le radici iniziano a viaggiare. «Parigi è stato il primo grande passo. In fiera abbiamo portato i nostri berretti realizzati con tessuti sardi. C’era curiosità, entusiasmo. Abbiamo incontrato persone straordinarie, creato legami in Italia e all’estero. Portare la nostra tradizione in un contesto internazionale è stato motivo di grande orgoglio». 
Poi Tokyo. Moda Italia. «È stato molto più di un evento, un vero scambio di storie. Ci hanno accolto con calore. Abbiamo sentito connessioni reali». Entrare in una cultura così distante richiede rispetto. «I giapponesi sono attentissimi alla qualità e all’identità. Questo ci ha dato forza. Ogni volta che partiamo sentiamo forte il sostegno della nostra famiglia, degli amici e dei clienti, che fanno il tifo per noi e ci accompagnano con incoraggiamenti e affetto che non diamo mai per scontati. A Tokyo abbiamo voluto portare con noi anche un pezzo concreto della Sardegna – racconta Stefania con entusiasmo – un nostro cliente, Gavino Zene, il titolare de “Il Giglio – Dolci di Sardegna”, ci ha fornito dei pacchetti di dolci sardi che abbiamo regalato ai visitatori del nostro stand».

Poi c’è stata l’esperienza al Seadas Flower Cafè. «Qui abbiamo conosciuto Yoshi e Akiko, una coppia di giapponesi innamorati della Sardegna, che nel loro locale ha ricreato un’atmosfera autenticamente sarda – spiega Stefania – arricchita da uno stile giapponese essenziale e impeccabile. E poi il ristorante Tharros, nel cuore di Shibuya, un punto di riferimento dove la Sardegna viene raccontata con rispetto, passione e competenza. Sono stati incontri che ci hanno fatto sentire meno lontani da casa e ci hanno confermato che l’identità, quando è vera, riesce a viaggiare lontano e a parlare lingue diverse». 
Oggi, a novant’anni dalla nascita, la Cappelleria Premoli continua a guardare avanti. «Sentiamo di essere solo all’inizio. Ogni esperienza ci dà entusiasmo per il futuro». Via Luzzatti resta il punto di partenza. Le radici sono lì. Ma i cappelli Premoli, ormai, parlano lingue diverse. E continuano a raccontare Sassari al mondo.
 

Primo Piano
La cerimonia

Benvenuto Presidente, Sergio Mattarella oggi a Nuoro per il centennale del Nobel alla Deledda – tappe e orari

di Alessandro Mele
Le nostre iniziative