La Nuova Sardegna

Sassari

Tribunale

Sassari, madre manda 14mila messaggi di minacce alla figlia minorenne: ora rischia una condanna a 5 anni

di Nadia Cossu
Sassari, madre manda 14mila messaggi di minacce alla figlia minorenne: ora rischia una condanna a 5 anni

Per la ragazza una adolescenza condizionata da una mamma ossessiva e violenta

3 MINUTI DI LETTURA





Sassari «Una ragazza che non si è potuta godere l’adolescenza con spensieratezza. Tutt’altro. Le sue giornate erano contraddistinte da ansia, paura, tensioni». La richiesta del pubblico ministero Maria Paola Asara – davanti al collegio presieduto da Giancosimo Mura, a latere Sara Pelicci e Stefania Mosca Angelucci – per una madre di 39 anni imputata di maltrattamenti nei confronti della figlia minorenne è stata netta: «Condanna a cinque anni di reclusione».

Secondo la ricostruzione accusatoria, il cuore della prova risiederebbe nella mole imponente di messaggi: circa 14mila quelli inviati dalla madre alla figlia. Una comunicazione definita “estenuante”, caratterizzata da una frequenza ossessiva e da contenuti ritenuti di estrema invasività, tali da aver inciso profondamente sulla vita quotidiana della ragazza, fino a turbarne il sonno e l’equilibrio psicologico. Il pubblico ministero ha descritto una situazione di costante ansia e paura. La minore avrebbe riferito di temere la propria madre, di sentirsi oppressa da un controllo continuo e da una presenza percepita come minacciosa. Un clima che, sempre secondo l’accusa, avrebbe determinato conseguenze pesanti: la perdita di un anno scolastico, la paura di uscire di casa per il timore di essere seguita, la mancanza di energia persino per alzarsi dal letto. Nel quadro delineato in aula, sono emersi anche presunti episodi di umiliazione verbale. La madre avrebbe più volte minacciato la figlia di lasciarla per strada, rivolgendole insulti pesanti. Circostanze confermate dalla nonna della ragazza, ascoltata come testimone, che ha descritto rapporti fortemente deteriorati, raccontando di telefonate insistenti nelle rare occasioni in cui la giovane si trovava con gli amici e di frasi offensive e intimidatorie. La donna avrebbe anche evocato legami con ambienti criminali – citando un’amicizia con Peppino Casamonica, boss di spicco dell’omonimo clan – «con l’intento di incutere timore alla figlia».

Oltre alle minacce particolarmente gravi, «come quella di volerle lanciare dell’acido addosso». La ragazza, nel corso della sua deposizione, ha parlato di un rapporto talmente compromesso da non riuscire a chiamare la madre “mamma”, ma per nome. Ha raccontato episodi di violenza fisica, sostenendo che la madre picchiasse sia lei che la nonna, e ha descritto una condizione di abbandono, dichiarando che a occuparsi della sua vita fosse proprio la nonna. Determinante, nella prospettiva dell’accusa, anche l’analisi della messaggistica: non solo per la quantità, ma per i contenuti, ritenuti gravemente minacciosi. Alcuni messaggi, è stato evidenziato, «sarebbero stati inviati dalla madre anche sotto falso nome, contribuendo ad alimentare uno stato di ansia continuo nella minore».

Particolarmente significativa, nella requisitoria, è stata la descrizione dello stato emotivo della ragazza durante la testimonianza: lacrime, difficoltà a parlare, un racconto segnato dalla sofferenza. Il pm ha richiamato anche gli episodi di alcuni schiaffi «dati spesso senza motivo e definiti dalla stessa vittima come “più dolorosi dentro che fuori”».

I testimoni della difesa, ha poi aggiunto il pm, non avrebbero fornito elementi idonei a smentire il quadro accusatorio, limitandosi a riferire di rapporti apparentemente buoni tra madre e figlia. Subito dopo ha preso la parola la parte civile, rappresentata dall’avvocato Graziella Meloni, che nel tracciare il quadro di profonda afflizione della minore, si è associata alle richieste dell’accusa e ha chiesto la condanna al risarcimento dei danni. Il processo è stato rinviato a fine aprile per la discussione degli avvocati difensori Giancarlo Lima e Rodolfo Di Martino.

Primo Piano
I soccorsi

Olbia, malore nei parcheggi del supermercato: muore un uomo

Le nostre iniziative