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Sassari

La testimonianza

Il racconto choc a Sassari: «Credevo fosse un amico, mi ha violentata su una panchina»

di Nadia Cossu
Il racconto choc a Sassari: «Credevo fosse un amico, mi ha violentata su una panchina»

Una serata da incubo che ha portato la donna a denunciare un insegnante precario, lui ora rischia tre anni

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Sassari Da anni le panchine, colorate di rosso, sono simbolo della lotta alla violenza contro le donne. Non per una 37enne sassarese che proprio su una panchina avrebbe vissuto il suo peggiore incubo. Stando alla denuncia presentata nel 2024 in questura, in una piazzetta a due passi da casa, su una panchina, la donna sarebbe stata violentata da un uomo che conosceva bene e del quale si fidava. Lo stesso che ora si trova imputato di violenza sessuale aggravata davanti al gup di Sassari Gian Paolo Piana. Un insegnante precario di 50 anni per il quale il pubblico ministero Elisa Succu ha chiesto alcuni giorni fa la condanna a tre anni di reclusione.

Secondo l’impianto accusatorio, l’uomo avrebbe costretto l’amica “a subire e compiere atti sessuali, abusando della sua minorata difesa: la vittima, infatti, si trovava in uno stato di forte alterazione e annebbiamento dovuto all'assunzione di alcolici nel corso della serata”.

La vicenda, ricostruita dagli investigatori della squadra mobile della questura di Sassari, si sarebbe consumata nelle prime ore del mattino. La vittima e l’imputato, che avevano una conoscenza pregressa e amicizie in comune, avevano trascorso la serata insieme ad altri conoscenti in alcuni locali del centro cittadino, spostandosi poi in una piazza della città.

Intorno alle 5 del mattino, dopo che il resto del gruppo si era congedato, l’uomo si sarebbe offerto di riaccompagnare la donna. Ma a un certo punto lui avrebbe insistito per non farla rientrare a casa, portandola verso delle panchine isolate. Nonostante la 37enne avesse detto più volte di aver bisogno di andare a dormire – “impossibilitata a governare appieno il proprio corpo a causa dell’alcol” – l’uomo l’avrebbe costretta con la forza a subire ripetuti rapporti intimi. Secondo quanto denunciato, l’imputato avrebbe ignorato le suppliche della vittima, immobilizzandole le braccia, intimandole di stare zitta e continuando a colpirla “nonostante le espressioni di dolore” che lei manifestava, fino a provocarle uno svenimento sulla panchina.

Un’azione pesante anche sotto il profilo delle aggravanti: il pm ha infatti contestato “l’aver approfittato delle circostanze di tempo e di luogo, agendo in piena notte e in totale assenza di passanti”. Dopo la violenza, l’uomo si sarebbe allontanato lasciando la donna sotto choc. Nei giorni successivi, i dolori lancinanti e le ecchimosi su tutto il corpo hanno spinto la 37enne a confidarsi con alcuni amici e, successivamente, a rivolgersi alle forze dell’ordine. Da lì, il trasferimento al pronto soccorso dove i medici hanno immediatamente attivato il “Percorso rosa” dedicato alle vittime di violenza, disponendo il ricovero nel reparto di ginecologia per i traumi riportati.

Nel fascicolo d’indagine sono confluite anche le condotte successive dell’imputato. Durante il ricovero in ospedale, l’uomo avrebbe cercato di contattare telefonicamente la vittima utilizzando il cellulare di un amico. In quella conversazione – che sarebbe stata ascoltata in vivavoce anche dal personale sanitario e dagli assistenti sociali – il 50enne avrebbe tentato di sminuire l’accaduto parlando di “rapporto consenziente”, pregando poi la donna di non sporgere denuncia per non “rovinargli la carriera da insegnante”. Dalle indagini è emerso inoltre che nei mesi precedenti l’uomo avrebbe manifestato sprazzi di gelosia e comportamenti minacciosi.

Il gup ha deciso di rinviare l’udienza per sentire ancora una volta la persona offesa, assistita come parte civile dall’avvocato Francesco Era.

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