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Il paese è sprovvisto dell’abito tradizionale, il Comune organizza una consultazione popolare per sceglierlo: è pioggia di critiche

di Giuseppe Pulina
Il paese è sprovvisto dell’abito tradizionale, il Comune organizza una consultazione popolare per sceglierlo: è pioggia di critiche

Sino a domani, primo luglio, i cittadini potranno recarsi in municipio per dare il proprio parere

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Erula Le tradizioni s’inventano o si tramandano? Può essere che l’una non esclude l’altra. A non pensarla così sono però i tanti che hanno avuto da ridire a proposito del referendum lanciato dal Comune di Erula per la scelta del costume tradizionale del paese. Erula, come altri centri dell’isola, ne è sprovvisto. Nasce così l’idea da parte dell’amministrazione comunale guidata dalla sindaca Marianna Fusco di indire una sorta di consultazione comunitaria per raccogliere i pareri di tutti gli erulesi. Anche di chi non è ancora maggiorenne, purché abbia da dire la sua e abbia compiuto almeno 14 anni.

Sino a domani, primo luglio, potranno recarsi in municipio, durante gli orari di servizio degli uffici, e prendere parte alla scelta del futuro costume tradizionale del Comune. La scelta dovrà essere fatta tra due bozzetti per il costume femminile e due per quello maschile realizzati da da un laboratorio.

«Ogni partecipante – si legge nella comunicazione del Comune – potrà esprimere la propria preferenza scegliendo un modello da donna e uno da uomo. Sarà inoltre possibile consultare le relative schede tecniche, con informazioni sui materiali e sui tessuti previsti per la realizzazione degli abiti». L’invito al voto si chiude con un motto che, visti i commenti nei social, non è piaciuto proprio a tutti: «La tradizione si costruisce insieme».

La tradizione andrebbe invece studiata, difesa e rispettata: questo è il sunto dei numerosi commenti critici rivolti all’amministrazione e a chi ha avuto l’idea. Commenti che la sindaca Fusco e la sua giunta ritengono ingenerosi e infondati, perché non terrebbero conto dello studio che avrebbe portato all’elaborazione dei bozzetti. Insomma, il futuro costume di Erula non sarà il risultato di scelte arbitrarie ed estemporanee.

Per i bozzetti il Comune si è affidato al Laboratorio Piroddu, realtà specializzata nello studio e nella ricostruzione degli abiti tradizionali della Sardegna. Anche la comunità si è impegnata nell’opera di ricostruzione, grazie alle testimonianze degli anziani del paese e alla sensibilità di diversi erulesi che hanno messo a disposizione indumenti del apssato conservati con grande cura, manufatti risalenti alla metà del 1800.

Così Marianna Fusco commenta il polverone di polemiche sollevato dall’iniziativa: «Leggere alcuni commenti superficiali e paragoni irrispettosi provoca amarezza. Quelle parole non colpiscono soltanto me, ma offendono e diffamano un intero lavoro di ricerca e la professionalità di chi vi ha dedicato tempo, studio e competenze, e colpiscono un'intera comunità che da tempo desidera e attende con ansia l'abito della tradizione. Nulla è stato fatto con leggerezza e nulla è stato improvvisato. Erula è una comunità gallurese in terra anglonese, ed è per questo che sono stati proposti due bozzetti che possano incontrare le sensibilità di ognuno. Siamo stati addirittura paragonati a chi sceglie un modello da catalogo, quando invece dietro questi bozzetti ci sono studio, passione, ricerca e rispetto per la storia di Erula. Rispetto alla scelta di coinvolgere la popolazione nella decisione del bozzetto finale, credo di poter dire che si tratti della massima espressione di democrazia: laddove si parla di costruire un tassello di memoria storica e collettiva, non c'è cosa migliore che affidarsi alla comunità».

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