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Sassarese bloccata in un ospedale in Polonia da tre mesi: c’è una buona notizia – L’odissea di Luisanna

di Carolina Bastiani
Sassarese bloccata in un ospedale in Polonia da tre mesi: c’è una buona notizia – L’odissea di Luisanna

Accanto a lei la figlia Federica che da subito ha cercato un modo per riportarla in Italia

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Sassari La voce è quella di una persona stanchissima. Così come la cautela è quella di chi ne ha passate troppe per credere che sia finalmente arrivata una buona notizia, una svolta. Dopo tre mesi trascorsi accanto a sua madre "Luisanna" – a Sassari la conoscono tutti così – bloccata in Polonia su un letto d'ospedale, Federica Cossu riesce a tirare un piccolo sospiro di sollievo: si è finalmente liberato un posto al policlinico di Cagliari dove la mamma potrà proseguire le cure. Madre e figlia potranno trasferirsi lunedì 7 settembre ma – ed ecco perché la cautela – prima serve la valutazione e la conferma del medico di bordo.

«L'ultima parola è la sua. La risposta potrebbe arrivare già stasera – 3 settembre –, ma finché non sarò sull'aereo non ci crederò – dice Cossu –. È stata una cosa davvero lunga. Non rientravamo tra i casi a cui l'Ambasciata può dare assistenza. Di fatto, non abbiamo avuto aiuto». Cossu spiega che tra le categorie che hanno diritto al supporto, per esempio, ci sono quelle di grave indigenza o di solitudine: un cittadino, cioè, non deve avere più nessuno che possa prendersi cura di lui. «Non abbiamo avuto nemmeno il supporto in lingua polacca – racconta –. Io comunicavo con i medici, ma in inglese. Ultimamente, con la documentazione, mi ha aiutato molto la console di Breslavia». Senza contare che Federica si trova in Polonia a sue spese. «Durante tutte le chiamate fatte, ho però saputo che avremo diritto a un rimborso regionale per le cure extraterritoriali». Insomma, i muri insormontabili si confermano ancora una volta quelli della comunicazione e della burocrazia. Ma non solo, perché gran parte del problema è stato l’incapacità della sanità pubblica di garantire un posto letto. 

Ma facciamo un passo indietro. Il calvario è iniziato lo scorso maggio. Quella che per la 68enne sassarese Maria Luisa Anna doveva essere una visita di cinque giorni in Polonia in compagnia di una sua amica si è trasformata in un soggiorno ben più lungo e decisamente meno piacevole: la donna è rimasta bloccata per tre mesi su un letto dell'ospedale Borowska di Wroclaw a Breslavia, dopo un intervento d'urgenza. Insieme a lei c'è sempre stata sua figlia Federica, che da subito ha tentato di riportarla a casa. E se il problema iniziale erano i soldi per il rientro – Cossu, a giugno, ha aperto una raccolta fondi su Gofundme dove è riuscita a raccogliere oltre 27mila euro per un volo necessariamente privato, medicalizzato, diretto senza scalo –, con il tempo è diventato l'assenza di un posto letto in un ospedale italiano. «Pensavo di potervi mandare l’aggiornamento successivo direttamente dall’aereo – scriveva Federica il 17 agosto proprio tra gli aggiornamenti su Gofundme – ma pare sia stato mille volte più semplice trovare il modo di tornare piuttosto che l'ospedale ricevente». Nessuna disponibilità né al Niguarda di Milano, che a fine luglio ha rifiutato la richiesta, né, inizialmente, al Policlinico di Cagliari.

«Mia madre sarebbe potuta rientrare a luglio, quando stava molto meglio ma ci sono stati davvero troppi ritardi. E poi, ad agosto, di nuovo un serio problema di salute». I tempi si sono così allungati e le speranze disilluse. Tra quel momento e il sì da Cagliari ancora chiamate: all'ambasciata, alla Regione, alla Farnesina. Luisanna si trova ora in una fase di recupero da una sepsi, ma piano piano sta migliorando. E se tutto va bene lunedì tornerà in Sardegna.

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