Sassari Un drone in volo sopra la testa della ex fidanzata per seguirne i movimenti dall’alto, appostamenti tra la vegetazione della costa e un controllo soffocante su ogni dettaglio della vita privata. Si è spinta fino all’uso delle tecnologie più avanzate la gelosia ossessiva di un ventitreenne, arrestato dai carabinieri e trasferito nel carcere di Bancali dopo l’ennesimo blitz ai danni della giovane con cui mesi fa aveva avuto una relazione. L’ultimo episodio è andato in scena sulla spiaggia del Lazzaretto, ad Alghero.
La ragazza stava trascorrendo qualche ora di relax sul litorale insieme alla madre quando ha notato un movimento insolito tra i cespugli della macchia mediterranea. Pochi istanti dopo ha riconosciuto il volto dell’ex compagno, che la fissava da una posizione defilata. Una presenza costante e angosciante che ha spinto la giovane a chiamare immediatamente il 112. All’arrivo dei militari, per il 23enne sono scattate le manette in flagranza di reato, dato che a suo carico pendeva già un divieto di avvicinamento a meno di mille metri notificato appena qualche settimana prima. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Sassari, Gian Paolo Piana, ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere, ritenendola l’unica misura idonea a fronte delle continue violazioni del provvedimento imposto dal gip e del rifiuto del giovane (difeso dall’avvocato Danilo Mattana) ad accettare l’applicazione dei dispositivi elettronici di controllo.
L’arresto in spiaggia rappresenta tuttavia solo il punto d’arrivo di una lunga scia di soprusi e condizionamenti psicologici emersi dalle indagini della Procura. Tanto per citarne qualcuno: durante un viaggio a Parigi, mentre si trovavano in un ristorante, la giovane aveva modificato accidentalmente lo sfondo del suo iPhone facendo sparire la fotografia che la ritraeva insieme al fidanzato. E lui si era infuriato a tal punto da provocarle una crisi di pianto dentro il locale. Episodi di persecuzione e controllo che l’indagato, quindi, manifestava nei confronti della fidanzata anche quando erano ancora una coppia. Il quadro delineato dagli inquirenti descrive un’ossessione sfociata in un vero e proprio controllo capillare della vita della ragazza. L’uomo pretendeva di accedere sistematicamente allo smartphone della fidanzata con scuse banali, come la richiesta della connessione hotspot, per setacciare la galleria fotografica, le chat e i profili social. Vantando fantomatiche competenze informatiche per scovare eventuali conversazioni eliminate, arrivava a tenere con sè il telefono della vittima persino mentre lei si trovava al lavoro o alla guida della propria auto. Un clima di condizionamento totale che aveva spinto la giovane ad “auto-censurarsi”, cancellando di sua iniziativa i messaggi e inviando screenshot per dimostrare la natura dei propri contatti. Le reazioni dell’uomo, scatenate da motivi irrisori, sfociavano spesso in pubbliche mortificazioni e insulti. In un’occasione, nel periodo di Carnevale, dopo averla rimproverata duramente per aver salutato un conoscente, l’aveva costretta a rientrare a casa e a cambiarsi d’abito prima di ritornare alla sfilata. Alla violenza verbale si erano poi aggiunti episodi di palese intimidazione fisica. Nel corso di una lite in auto a Stintino, scaturita dal tentativo della ragazza di interrompere il rapporto, l’uomo le aveva portato via con la forza le chiavi dell’auto per impedirle di allontanarsi, danneggiandole. Subito dopo si era messo alla guida del veicolo rifiutandosi di fermarsi nonostante le suppliche della giovane e rivolgendo minacce di morte sia a lei che ai familiari intervenuti per soccorrerla. Dopo la rottura definitiva, lo stalking si era fatto ancora più pressante: oltre 370 messaggi inviati nell’arco di pochi giorni per pretendere un chiarimento, la sparizione della borsetta con i documenti della donna e, infine, l’ impiego del drone e gli appostamenti in spiaggia che gli sono costati le porte del carcere.