Nanni Brundu, la voce di Usini: le sue canzoni nel cuore dei sardi
Dai dischi di Bob Dylan ai successi del Coro: mezzo secolo di musica
Usini Le sue canzoni hanno accompagnato la storia del Coro di Usini e sono conosciute in tutta la Sardegna. Nanni Brundu, poeta, cantautore e compositore, è il principale paroliere del gruppo nato nel 1974 e l’autore di “Vendetta”, uno dei brani più amati del suo repertorio. Una vita tra musica e poesia, cominciata negli anni Sessanta con una chitarra sulle gradinate dei ragionieri di via Porcellana, a Sassari. Il giovane Brundu vive quella stagione con gli ideali della sua generazione: pace, amore e libertà. Canta “We Shall Overcome” e “Where Have All the Flowers Gone?”, mentre Bob Dylan e Joan Baez ispirano tanti ragazzi.
Nato a Usini il 22 aprile 1950, ultimo dei quattro figli di Antonio, “muraiolu”, e Filomena Pisanu, cresce in paese e si diploma ragioniere a Sassari. A 15 anni impara i primi accordi di chitarra grazie a Franco Torru e osserva Mario Cucuru, “zio Mario”, mentre accompagna il canto “in re”. Anche a Usini nascono nuovi complessi. Prendono vita gli Young Life, che provano a “La Taverna” e debuttano nell’estate del 1968 al bar di Lidio, per poi esibirsi a carnevale a “Su Soziu”. C’è anche l’esperienza della Messa beat dove musica e fede si incontrano. Il Sessantotto lo vive da pacifista. La guerra in Vietnam e la Guerra fredda lo colpiscono e da quel clima nasce “Dylan Russi”, una canzone che immagina anche in Russia una voce come quella di Bob Dylan, capace di parlare di pace. La giovinezza passa per le cantine di Usini, il vino, le MS e le nottate con gli amici a parlare di vita, amore e musica. Si cantavano “Io sono qui a casa mia”, “Libertà”, “Cercati casa”, “Povertà”, “Il Carabiniere”, ma anche “Rolling on the River” e “As Tears Go By ”.
Dopo il servizio militare a Siena torna a Usini e lavora alla Sip di Sassari. La chitarra lo accompagna ancora, mentre prende forma un’esperienza destinata a segnare la sua vita. «Dopo il militare accompagnavo con la chitarra il coro parrocchiale durante la messa – racconta Brundu – Un giorno don Giovanni Manca ci chiamò in sagrestia e ci fece ascoltare un disco del Coro Barbagia di Nuoro. Rimanemmo folgorati dalla bellezza di quei canti e di quelle voci». Si aggiunge la tradizione familiare: il padre Antonio, il fratello Barore e il cugino Peppino Pisanu gli fanno conoscere “Su Miserere”. Il Venerdì Santo del 1974 un gruppo di amici entra in chiesa per cantare. «Eravamo in quattordici, male assortiti e senza maestro, ma con tanta voglia ed entusiasmo», ricorda. Nasce così il Coro di Usini. Brundu canta nelle “contra” e presto alla voce affianca parole e musica. Nel 1979 deposita le composizioni alla Siae e sostiene gli esami da autore di testi a Cagliari e da compositore a Roma. Collabora con Piero Marras e altri del Coro per l’album “Stazzi Uniti”.
Le prime canzoni le aveva scritte in italiano, ma con il gruppo vocale comincia una nuova fase. «Continuavo a comporre in italiano, poi ho cominciato a scrivere anche in lingua sarda, pensando a brani da adattare alle quattro voci del Coro, secondo l’impostazione classica della scuola nuorese e della tradizione corale sarda. Il Coro ha iniziato a interpretare le mie canzoni, che in poco tempo sono diventate molto conosciute, soprattutto ‘S’amigu innamoradu’, titolo anche del nostro primo 33 giri in vinile, pubblicato nel 1979». Seguono “Fogos”, “Baratz”, “In Deus sa gloria”, “Amigu meu” e “Su mazzone”. Brundu diventa il principale paroliere del Coro, raccontando amore, fede e Sardegna. Nel 1980 arriva “Vendetta”, la sua canzone più conosciuta. Il brano nasce attorno alla disamistade, ma al centro c’è il dolore di una madre: un figlio viene ucciso, l’altro vendica il fratello e torna da lei cercando comprensione e perdono. Brundu ricorda lo stato d’animo della scrittura. «È soltanto una canzone, nata negli anni Ottanta in un momento di rabbia e sconforto per un fatto tragico di cronaca». La figura materna è il cuore della composizione. «È la madre a pagare il prezzo più alto. Le hanno ucciso un figlio e l’altro vendica il fratello. Quando torna da lei cerca comprensione e perdono, ma quella madre si ritrova a portare dentro il dolore per entrambi. La vendetta non può restituirle il figlio che ha perso». Alla fortuna della canzone contribuisce l’interpretazione di Antonio Muroni. «Della canzone se ne è innamorato e con la sua bellissima voce l’ha resa ancor più famosa», ricorda Brundu.
Accanto alla musica, Brundu coltiva la poesia. Nel 1992 pubblica “Sussulti” e nel 1998 “Affetti e disfatte”, con i disegni di Liliana Cano. Nel 1995 vince “Treviso in fiore” con “La rosa” e nel 2018 partecipa a “Dae Corrau a Oe”, dedicato alla poesia di Usini. La scrittura diventa più intima nel dolore. Nel luglio 2020 muore la moglie Natalina Pisoni, sposata nel 1981 e madre dei loro tre figli Antonio, Angelo e Andrea. La perdita lascia un vuoto che Brundu prova ad attraversare con la poesia. Per un anno scrive ogni giorno un componimento dedicato a lei. Da quei versi nasce “Primm’Annu”, un racconto poetico nel quale il dolore dell’assenza si intreccia ai ricordi e all’amore che continua a vivere. “Alimentos de coro” attende la pubblicazione. Dopo tanti anni tra canzoni e poesie, Brundu conserva un rimpianto: non aver studiato musica. «I miei genitori volevano che prendessi un diploma per avere un lavoro sicuro. Ho seguito quella strada, ma non ho mai smesso di comporre e ho continuato a farlo da autodidatta». Dalle prime note suonate da ragazzo alle composizioni per il Coro, dalle nottate nelle cantine ai versi dedicati alla moglie, musica e poesia attraversano oltre mezzo secolo della sua vita. Un percorso che ha portato il nome di Nanni Brundu oltre i confini di Usini, facendone una voce riconoscibile della cultura sarda.
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