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Federica, un talento sulla pelle: è sarda la regina dei tatuatori

Federica, un talento sulla pelle: è sarda la regina dei tatuatori

Primo premio alla Cagliari Tatoo Convention. «Il mio segreto? Non mollare mai»

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Nulvi Dal suo paese fino all’Olimpo dei tatuatori. Federica Sechi, giovane e bravissima tatuatrice di Nulvi, si è aggiudicata nei giorni scorsi il primo premio della sedicesima edizione della Cagliari Tattoo Convention, uno degli eventi più prestigiosi del panorama tatoo italiano e non solo.

Ben 135 tatuatori partecipanti, insieme apiercer ed espositori, con spazi dedicati a musica e cibo, una grande festa insomma, durante la quale si tatua senza sosta, anche senza prenotazioni. Ma il giorno più atteso è la domenica sera per via del contest, una vera gara che mette a confronto i tatuaggi più belli. Sette le categorie legate agli stili, tra i quali figura il Best Tribal Ornamental. Ed è proprio in questa categoria che Federica ha vinto il primo premio.

Ma le opere di Federica Sechi le sono valse un riconoscimento ancora più ambito: il Best of Show, ovvero il miglior tatuaggio fra quelli eseguiti interamente durante la convention. Chi se lo aggiudica è il migliore fra tutti i 135 partecipanti, insomma. E la vera vittoria è naturalmente la stima assoluta di tutti i colleghi che si congratulano e ti riconoscono il merito. E questo è tantissimo.

«Già da bambina adoravo la body art – racconta felice Federica Sechi -, mi disegnavo ideogrammi giapponesi totalmente inventati e tribali anni 90’ con le matite da trucco di mia mamma e un suo vecchio eye-liner. Non vedevo l’ora di potermi tatuare davvero, volevo decorare la mia pelle. Il primo tattoo l’ho fatto da minorenne ovviamente di nascosto dai miei genitori. Loro non sposavano queste mie idee creative e ritenevano anzi che i tatuaggi “sporcassero” e che fossero qualcosa che apparteneva ai criminali, alla gentaglia».

Mai avrebbero pensato che la loro figlia potesse non solo tatuarsi, ma addirittura fare la tatuatrice. «Avrei voluto frequentare l’artistico, ma alla fine ho scelto di frequentare il Linguistico internazionale, scuola che comunque non mi è dispiaciuto. Mentre studiavo, però, ho continuato a dilettarmi nella creazione di gioielli artigianali e a 15 anni avevo un mio banchetto al mercatino del paese con i miei piccoli manufatti. A 19 anni ho ricevuto la prima tranche di borsa di studio dell’Ersu per il primo anno di Accademia di belle arti di Sassari e l’ho investita in materiale per tatuare. Ho comprato la mia prima macchinetta a bobina e tutto ciò che serviva e da autodidatta ho iniziato a tatuare amici e coinquilini. Con le piccole ricompense compravo il materiale e i famosi periodici TattooLife magazine, Tattoo idea e altri. Quando sono andata per la prima volta a vedere la Cagliari Tattoo Convention mi sembrava impossibile, quasi un sogno, pensare che un giorno avrei potuto partecipare. Vedevo quelli che ora sono i miei colleghi come delle divinità, li veneravo».

Trasformare quella passione in un lavoro era tutt’altro che facile: i genitori di Federica e non avevano nemmeno idea di come poterle dare una mano per inseguire questo obiettivo. «Ero sola con il mio sogno – sottolinea Federica – e continuavo a fare altri lavori per pagare l’affitto e per continuare a disegnare e tatuare. Ho avuto anche un locale in gestione per due anni. Poi è nata Jana, mia figlia, e ho avuto diverse proposte di lavori e ho detto di no a tutti. Così sono approdata al Macchienere e ho incontrato Antonio Ruiu, un tatuatore che ha creduto in me dal primo momento. In poco tempo ho preso l’abilitazione e sono diventata socia dello studio. Sono stata (e mi ritengo ancora) la sua apprendista. Ho cercato di assorbire come una spugna tecnica, grafica, dettagli, stencil. Antonio mi ha insegnato tanto e tutto quello che ho coltivato fino ad ora è stato curato insieme, in studio, in squadra». Federica ha fatto diversi lavori, ha avuto diverse occasioni ma la sua passione-ossessione è sempre stata tatuare, anche quando si convinceva che forse quella non era la sua strada.

«Più volte ho gettato la spugna ma lei, la passione-ossessione, tornava a galla. Perché se c’è davvero, ti tormenta finché non la assecondi. E alla fine se il fuoco è vero la fiamma si accende bene».

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