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L’intervista

Walter Tolu: «Niente paura, questa è una Torres che vale»

di Antonello Palmas
Walter Tolu: «Niente paura, questa è una Torres che vale»

L’ex ala destra dopo il pari con Vado: «Segnali promettenti»

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 Sassari È una Torres che produce molto ma cui sabato in casa con l’abbordabile Vado è mancato il gol dopo una serie di gare che l’hanno vista andare sempre a segno. Ne parliamo con Walter Tolu, grande ala destra rossoblù degli anni 80-90 e attento osservatore delle cose torresine.

Come valuta lo 0-0 con la matricola ligure?

«È un momento, non esiste una motivazione o una medicina precisa. L'importante è che si continui a produrre gioco in questo modo, prima o poi i risultati arrivano. C'è anche a dire questo, che visto l'andamento di quest'anno bisogna solo dire grazie, perché nella scorsa stagione di questi tempi eravamo sottoterra, ma sottoterra davvero: non c'era un'idea, dove non c'era proposizione, sembravano 11 messi in campo a caso. Adesso va bene, bisogna solo continuare su questa strada, anche se ovviamente è bene capire il motivo per cui non si è segnato».

Eppure la stagione era cominciata con molti dubbi tra i tifosi.

«Sì, perché le valutazioni si fanno sempre e solo in base ai nomi, alle voci che circolano sulla solidità del club: tutte cavolate. Ma il calcio non è una scienza esatta, non è matematica, il calcio è gioco, è emozione, è mettere in pratica ciò per cui uno lavora in settimana».

Su mister Greco molti si sono dovuti ricredere.

«Lo criticavano perché non si agita, non urla. Ma perché, forse i tecnici si misurano dal livello delle urla? Dicevano che è troppo liberale con i giocatori. Ma anche no. Lo dicevano anche di Bebo Leonardi, e conosciamo i risultati ottenuti. Quando dopo un gol vedi i giocatori che corrono verso la panchina a esultare, capisci tutto. C’è un pubblico particolarmente esigente, specie con i sassaresi, come Scotto, Mastinu e Masala, spesso valutati meno di ciò che valgono. Eppure sono quelli che sputano l'anima più di tutti. È successo anche a me, poi devo dire che adesso, dopo 300 maglie con i pro, qualche merito finalmente me lo riconoscono (ride)».

Kebbeh, che sorpresa in difesa.

«Quando l’ho visto ho detto: cavolo. Mi ricorda un po’ Antonelli, davvero bravo».

Di Stefano sabato non ha segnato ma è irrinunciabile. Diversi altri sono maturati.

«Di Stefano si sta rivelando un po' il valore aggiunto che non ti aspettavi di queste dimensioni, anche se sabato in un paio di occasioni è stato un po’ egoista. Se continua nella vena realizzatrice, per la Torres è una gran cosa. Brentan sembra un altro: al momento sono le prestazioni migliori da quando gioca a Sassari. Una piacevole conferma, più che sorpresa».

E’ una squadra con margini di miglioramento?

«Certo, anche tenendo presenti assenze importanti come quelle di Sorrentino e Caringi, che Giorico ancora non è al top della forma, che Lunghi ha potenzialità inespresse e sta recuperando da uno stop. C’è da lavorare, questa Torres può prendersi delle soddisfazioni. Sono fiducioso, anche perché vedo i senatori tutti belli sul pezzo e che stanno dando un grande contributo. La mia esperienza di 20 anni di spogliatoio mi permette di guardare oltre il campo e vedere segnali per altri invisibili. E posso garantire che quei segnali sono molto, molto belli».

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