La Nuova Sardegna

L'intervista

Alicia Gimenez Bartlett: «Il male è ormai il nostro quotidiano»

di Paolo Ardovino
Alicia Gimenez Bartlett: «Il male è ormai il nostro quotidiano»

Tour nell’isola per la scrittrice di “Petra”: dopo Santa Teresa farà tappa a Sassari e Alghero

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Dietro Petra Delicado, l'ispettrice più famosa del mondo (dei libri e delle serie tv) c'è la penna di Alicia Giménez-Bartlett. La grande scrittrice spagnola in questi giorni è in Sardegna, sabato era a Santa Teresa per il festival Ligghjendi e lunedì primo dicembre di mattina sarà al convitto Canopoleno di Sassari e di sera ad Alghero a Lo quarter per il festival Dall'altra parte del mare.

Di recente, quando ha vinto il Premio Hemingway, parlando ancora una volta della creazione della sua Petra Delicado, ha detto "Non volevo un altro personaggio femminile tipico del noir". Perché è diversa?«Nel momento in cui ho cominciato la serie di Petra non c'era, almeno in Spagna, nessuna autrice che parlava in un giallo con una protagonista femminile. Ed è stata la prima, in Europa a essere poliziotta. Fino a quel momento si trovavano sempre una giudice, una giornalista, ma non una poliziotta. Mi sembrava il importante perché la donna ha la forza e la capacità per essere qualsiasi cosa».


Lei pensa di aver influenzato il mondo del giallo dopo i suoi libri?
«No, non credo di aver influenzato nessuno. Tutte le autrici e gli autori che hanno scritto gialli al femminile hanno scelto la loro via. Non ho influenza sul contenuto, non sono tanto importante».

È molto modesta. Il suo personaggio è ormai famoso anche attraverso lo schermo. Cosa le piace di più e cosa meno della sua Petra fuori dalle pagine?
«Ha avuto due adattamenti tv, la serie in Spagna e quella in Italia con Paola Cortellesi, di cui sono contenta. Io lavoro con le parole e non con le immagini, non sono capace perciò di immaginare una Petra fisica. La prima domanda che mi fu fatta quando doveva uscire la versione spagnola fu: Petra è bionda o mora? Non lo so, mi piacciono più i dialoghi che descrivere le persone o i paesaggi».

E della Petra di Cortellesi che mi dice?
«Mi è piaciuta moltissimo, non è una Barbie, ha una bellezza particolare, è intelligente. L'unica critica è che è troppo seria, le manca spesso il sorriso. E mi piace molto Andrea Pennacchi».

Ora è nell'isola per presentare la sua raccolta di racconti "Una poco di buono" (Sellerio). Sembrano storie dove il male si nasconde nei dettagli, di episodio non così lontani dalla quotidianità di tutti noi.
«Sono d'accordo, il male non è una strana forza filosofica, è la vita dura che a volte porta a delinquere o che ha a che fare con problemi psicologico. Il male è il nostro quotidiano. Questo libro recupera alcuni racconti apparsi nel tempo».

Mi spiega perché il giallo, in questo momento storico, piaccia così tanto e abbia dei lettori così fedeli?
«Sarebbe una spiegazione sociologica non facile. È vero che abitiamo in un mondo complesso e problematico, che va spiegato con un punto di vista più leggero. Dall'altra parte quella che viene chiamata grande letteratura è diventata un po' onanista. L'autore racconta sempre l'interiorità e la biografia, ma manca il ruolo vero del romanzo che è: raccontare il suo tempo. Vedere cosa succede attorno, soprattutto la realtà più bassa».
 

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