Viola Valentino: «Gino Paoli fu il primo a credere in me. Pace con Loredana Bertè? Io e lei abbiamo due caratterini»
La cantante si racconta: gli esordi, il successo di "Comprami", Riccardo Fogli, il cinema, il legame con la Sardegna
Sono passati quasi 50 anni da quella canzone che le ha dato successo, copertine, soldi. In quegli anni anche il cinema volle sfruttare la popolarità di Viola Valentino. Quasi 50 anni dopo ovunque vada, anche di recente nell’isola, a Ollolai, tutti vogliono sentire dal vivo quel ritornello, “Comprami, io sono vendita”, che le fece scalare le classifiche, ma fece anche andare su tutte le furie le femministe.
Viola, lei cosa voleva fare da grande?
«Il medico».
E invece com’è andata?
«Nella mia vita ci sono state varie evoluzioni. A 15 anni ho iniziato a fare la fotomodella, e poi le sfilate di moda. Il canto è venuto dopo, casualmente».
Il primo a credere in lei?
«Gino Paoli. È stato un grande. Ai tempi abitavo a Sesto San Giovanni e Riki Maiocchi, uno dei fondatori dei Camaleonti, mi disse: “vieni con me”. Non aggiunse altro. Dunque, non sapevo dove stavamo andando. Entrammo in questo stabile e c’era scritto “senza fine”. C’erano un uomo e una donna che parlavano. Mi sedetti e solo dopo mi accorsi che erano Gino Paoli e Ornella Vanoni».
Come conquistò Paoli?
«A un certo punto, lui ci disse che potevamo e entrare. Mi guardò dall’alto in basso e mi fece: “tu sai cantare”. E io: “no”. E Gino insistette: “no, tu sai cantare”. Fu una cosa così, estemporanea».
Paoli le produsse il primo disco, “Dixie”, nel 1968, ma il successo arrivò dopo 11 anni: cosa non funzionò all’inizio?
«Onestamente? Non ci credevo. Ho continuato a fare il mio lavoro. Facevo la modella, ero un manichino vivente per una ditta. Ed ero una ragazzina».
La popolarità arrivò prima come moglie di Riccardo Fogli: le stava stretto quel ruolo?
«Assolutamente no. Ero la moglie ed ero felice per lui, per il suo successo».
Le dà fastidio che ancora oggi si parli del tradimento di Fogli con Patty Pravo e del vostro matrimonio?
«Ormai sono vaccinata, iper vaccinata. Non ci faccio più neanche caso. Riccardo è una persona perbene, fa la sua vita con la sua signora, hanno anche una figlia. Non capisco perché, giornalisticamente parlando, bisogna disturbare la sua vita, che forse è stata più fortunata della mia».
Come nasce il nome Viola Valentino?
«Per caso. Cercavamo un nome meno cacofonico di Virginia Maria Minnetti. Venne fuori prima Viola, poi Valentino, e devo dire che mi ha portato fortuna».
“Comprami” diventò subito una hit: come fu vivere la popolarità?
«Terrorizzante. Io non ero nessuno e improvvisamente ho spaccato tutte le classifiche. Vivevo tutto con angoscia. “Sarò in grado di affrontare tutto questo? ”, continuavo a chiedermi».
Non mancarono però le critiche delle femministe.
«Sarebbe bastato avessero ascoltato il testo e non fermarsi al titolo. “E comprami, io sono in vendita. E non mi credere irraggiungibile. Ma un po’d’amore, un attimo. Un uomo semplice. Una parola, un gesto, una poesia. Mi basta per venir via».
Ancora oggi tutti le chiedono di cantarla. ..
«Ormai sono assuefatta. Mi sono arresa. Mi chiedono di cantarla, e poi di ricantarla nella stessa sera. È virale».
In quegli anni posò anche per Playboy: si è mai pentita?
«Assolutamente no. Facevo già la modella. E poi erano pose molto pudiche. Non ci vedevo niente di male. Ero abituata alle fotografie, ai caroselli. Come modella valevo...».
Ha partecipato a Sanremo due volte: qual è il suo rapporto con il festival?
«Terrore assoluto. Ancora oggi mi fa impressione. Sarà che io non sono una molto spavalda, anzi sono timidissima».
Nel 1986 la sua canzone fu affidata all’ultimo a Donatella Rettore, che non voleva partecipare al festival. Cosa successe?
«Posso essere onesta? Non me lo ricordo».
Ha più provato a mandare una canzone?
«Non più. Ci avevo pensato per quest’anno, ma poi ho preferito rinunciare: quel palco mi fa una paura enorme».
Anche il cinema si accorse di lei e Bruno Corbucci la volle al fianco di Tomas Milian.
«Tomas era una persona spettacolare, estremamente gentile, corretto. Posso dirne solo bene».
E con la strana coppia Pippo Franco- Franco Califano.
«Due strani papà, lo diceva anche il titolo. Anche lì all’inizio ero terrorizzata, poi mi sono buttata ed è andata».
Per Italia 1 fece la risposta italiana alle Charlie’s angels con Fabrizia Carminati e Pamela Prati.
«Esperienza divertente. Se oggi dovesse ricapitare l’occasione di recitare ci riproverei».
Perché a un certo punto è sparita dalle scene?
«Mi sono fatta volentieri da parte. Continuo a fare serate, concerti, ma sono di quelle che hanno la tv mania. Ripeto, sarà che sono anche molto timida, sto in pace con il mio pubblico, ma non sento l’ansia di andare in televisione».
Farebbe un reality?
«L’isola dei famosi sì, mi piace l’avventura. Il Grande fratello non mi interessa»
A Music farm litigò con Loredana Bertè: avete mai chiarito?
«Con la Bertè si può anche chiarire, ma poi si litiga subito dopo. E poi né io né lei abbiamo caratteri molto ammaliabili. La vita è fatta di incontri e scontri, sono cose che succedono. Ma nel mio ambiente mi vogliono tutti bene».
Ha amici nello spettacolo?
«Qualcuno, non troppi. Preferisco avere amici normali, persone che lavorano, studiano, a cui non interessa frequentare quell’ambiente».
Rimpianti?
«No, mi sono tolta tutte le soddisfazioni. Ho solo bei ricordi».
Il più bello?
«Il film con Tomas».
Il legame con la Sardegna?
«Arrivo, canto, riparto, poi torno. È una terra bellissima e ogni volta ritrovo tante facce conosciute».
Cosa significa essere una icona gay?
«Sono sempre stata dalla loro parte, da quando avevo 18 anni: guai a chi me li tocca».
Qual è il sogno per il 2026?
«Un brano che mi porti ad avere un nuovo picco. Ecco, sono in cerca d’autore».
