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Retrospettiva

Edina Altara, l’arte di reinventarsi: a Nuoro la grande mostra tra moda e design

Edina Altara, l’arte di reinventarsi: a Nuoro la grande mostra tra moda e design

Dal 7 novembre Spazio Ilisso ripercorre la carriera dell’artista sassarese, dai collage agli arredi per Gio Ponti. La cura è di Giuliana Altea

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Nuoro Una porta, uno specchio, una copertina di moda: Edina Altara ha portato l’invenzione artistica negli oggetti e nelle immagini della vita quotidiana. A ricostruire il suo percorso sarà «Edina Altara. Una fantasia moderna», la mostra che Spazio Ilisso inaugurerà sabato 7 novembre alle 11, in via Brofferio 23 a Nuoro. Curata da Giuliana Altea, resterà aperta fino al 2 maggio 2027 ed è annunciata dagli organizzatori come la più ampia e organica rassegna finora dedicata all’artista sassarese.

Nata a Sassari nel 1898 e morta a Lanusei nel 1983, Altara fu pittrice, illustratrice, creatrice di moda e decoratrice. La mostra tiene insieme questi diversi mestieri per restituire il profilo di una figura a lungo rimasta ai margini della storiografia artistica. Il filo che li unisce è il valore attribuito all’ornamento: nelle sue opere la decorazione diventa parte del progetto, un modo per dare carattere a un ambiente, a un oggetto, a una pagina.

Un nucleo centrale sarà dedicato alla collaborazione con Gio Ponti tra il 1945 e il 1954. Arredi e pannelli dipinti dietro cristallo, cioè sul retro del vetro, permetteranno di approfondire questo sodalizio. Fra le opere esposte ci sarà la porta di casa Lucano a Milano, del 1951: la «casa di fantasia» che Ponti presentò su Domus come esempio di libertà nell’invenzione degli interni. A raccontare il rapporto tra i due contribuiranno anche alcune lettere disegnate inviate dall’architetto ad Altara e due ritratti dell’artista eseguiti da lui.

La collaborazione nasce anche sulle pagine delle riviste. Altara pubblica articoli e disegni sulle riviste dirette da Ponti, come Bellezza e Stile, e nel dopoguerra realizza arredi e specchi dipinti per gli ambienti e le navi cui lavora l’architetto. La sua esperienza mette in comunicazione il lavoro dell’illustratrice con quello della decoratrice, portando figure e racconti dentro lo spazio abitato.

Le radici di questa ricerca risalgono ai giochi infantili con la carta ritagliata. Autodidatta, Altara esordisce a Milano negli anni Dieci con collage e giocattoli in cartone, caratterizzati da forme semplificate e richiami alle avanguardie. Il suo lavoro attira l’attenzione di Raffaello Giolli e riceve gli apprezzamenti di Margherita Sarfatti e Vittorio Pica, allora segretario della Biennale di Venezia. I fragili giocattoli degli inizi sono andati perduti: a documentarli restano le fotografie d’epoca.

Dal 1918 si dedica all’illustrazione, lavorando nel corso degli anni per testate come Il Giornalino della Domenica, Cuor d’Oro e La Donna. Nel 1922 sposa l’illustratore Vittorio Accornero, noto come Max Ninon, con il quale firma tavole e copertine sotto il nome «Edina e Ninon». La rassegna riunirà le illustrazioni per libri e riviste, realizzate sia individualmente sia in coppia, insieme a cartoline, tavole pubblicitarie e calendarietti profumati.

La separazione del 1934 segna una frattura anche sul piano del lavoro. Secondo la ricostruzione biografica presentata dagli organizzatori, Accornero ostacola i rapporti dell’artista con editori e aziende. Altara trova allora nuove possibilità nella creazione di abiti e nelle ceramiche di soggetto folkloristico. Alla fine del decennio riprende l’attività di illustratrice, collaborando con riviste di moda come Grazia, Per voi signora e Rakam.

Questa capacità di cambiare strumenti e interlocutori sarà leggibile nella varietà dei materiali esposti: dai collage di carte colorate ai piatti e alle mattonelle realizzati per Lenci e altre ditte, dai figurini di moda ai dipinti su tavola, lavagna e cristallo. Le fotografie aggiungeranno un altro aspetto del suo lavoro. Scattate sotto la sua direzione, la ritraggono con abiti da lei stessa disegnati e mostrano la cura con cui costruiva anche la propria immagine.

Con il mutare del gusto e il progressivo affermarsi della fotografia a scapito dell’illustrazione, la presenza di Altara sulla scena artistica si riduce. Lei continua però a lavorare fino agli ultimi anni, anche per l’editoria cattolica. Nei collage e negli assemblaggi trova ancora occasioni per sperimentare: negli Interni vittoriani, del 1960, rilegge con ironia l’Ottocento; negli Altarini degli anni Sessanta gioca con il gusto kitsch dell’immaginario religioso.

La mostra si fonda sugli studi più recenti, fra i quali il volume di Giuliana Altea “Edina Altara. Pittrice, illustratrice, decoratrice”, pubblicato da Ilisso nel 2025. Alla sua realizzazione ha contribuito anche il lavoro di ricerca e raccolta di opere condotto per quasi vent’anni dal pronipote dell’artista, Federico Spano.

Attraverso questa vicenda, la rassegna affronta anche il rapporto tra lavoro artistico e condizione femminile: dalle aperture del primo Novecento alle limitazioni imposte durante il fascismo, fino al secondo dopoguerra. Riportare insieme le diverse attività di Altara permette così di interrogarsi sul contributo delle donne alle arti applicate, quelle che intrecciano la ricerca estetica con la progettazione e la decorazione degli oggetti d’uso.

Il progetto espositivo è dell’architetto Antonello Cuccu, l’allestimento di Artigianato & Design di Pietro Fois. Il catalogo è pubblicato da Ilisso Edizioni.

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