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Spumanti Attilio, il metodo Charmat esalta i profumi di Vernaccia e Nieddera

di Enrico Gaviano
Spumanti Attilio, il metodo Charmat esalta i profumi di Vernaccia e Nieddera

Dietro il loro successo la tradizione ultracentenaria della Cantina Contini

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C’è la storia di una famiglia di Cabras, la tradizione di una cantina ultra centenaria e l’esaltazione di un territorio dietro il successo degli spumanti Attilio di Contini Winery. Intanto le uve utilizzate per le due versioni: la Vernaccia per il bianco brut, il Nieddera per il rose’, piante autoctone del ristretto territorio dell’Oristanese, là dove scorre il fiume Tirso. Ma la storia deve cominciare con il nome assegnato alle due bottiglie: Attilio. «Un omaggio a nostro nonno. È stato protagonista del momento d’oro della cantina fra gli anni ‘50 e gli anni ‘60 e fu proprio Attilio - ricorda Mauro Contini, attuale presidente dell’azienda vinicola succeduto pochi mesi fa al cugino Alessandro - a provare la spumantizzazione delle nostre uve. Lui utilizzò il metodo classico con la seconda fermentazione in bottiglia». «Noi - prosegue - abbiamo voluto riprendere l’idea anche se non eravamo esperti in materia e in effetti da queste parti non era un tipo di vinificazione molto approfondita. In ogni caso nel 2012 abbiamo iniziato con la Vernaccia e dall’anno successivo con la Nieddera, uve caratteristiche del territorio. Utilizzando però il metodo charmat dunque con la seconda fermentazione in autoclave». Interessante anche la storia dell’etichetta scelta. «Abbiamo deciso - continua Mauro Contini - per una bottiglia semplice con il nome in verticale Attilio in entrambe le versioni. Quella scritta, che è stata serigrafata, riproduce la calligrafia originale di nonno che abbiamo ricavato da un documento che lui aveva firmato circa 50 anni prima, e ritrovato nella nostra cantina». Perché il metodo di spumantizzazione scelto è stato lo Charmat? «Le prove fatte una quindicina d’anni fa - dice il presidente della cantina - hanno subito fatto capire che in questo modo veniva esaltata la freschezza e l’immediatezza del prodotto. Le cose sono andate bene sin dall’inizio, tanto che in capo a sei/sette anni abbiamo più che raddoppiato la produzione». Il successo di Attilio è in costante crescita. «C’è una prevalenza dello spumante da vernaccia ma anche il rosé si difende bene. Diciamo che siamo su un rapporto 65/35, visto che ora tocchiamo una produzione di 100mila bottiglie all’anno. Abbiamo deciso di fare anche la versione magnum». Un esito molto positivo per una delle Cantine più importanti dell’isola che detiene anche il primato della più vecchia. Fra due anni toccherà i 130 anni di vita essendo stata fondata nel 1898 da Salvatore Contini e Anna Maria Dessì. «I numeri in crescita degli spumanti sono determinati dal mercato che apprezza i prodotti di facile beva, morbidi e invitanti. Infatti i bianchi secchi al momento - ricorda Mauro Contini - sono in lievissima flessione mentre sta calando un po’ di più il consumo dei rossi strutturati». Inevitabile passare la parola al sommelier, Andrea Balleri, attuale brand ambassador della cantina cabrarese, intanto per le caratteristiche degli spumanti Attilio. «Parliamo di due spumanti che hanno come punto di forza la bevibilità- dice Balleri -. Sono briosi, non stancano e invitano dopo il primo a prendere un secondo calice». Spazio infine agli abbinamenti . «Freschezza e piacevolezza nel degustare questi vini - sottolinea Balleri - ne fanno un gradevole compagno negli aperitivi. Ma anche a pranzo o a cena se consumiamo cibi non troppo strutturati come fritturine, sformati di verdura, crudi di mare, magari per il rosato anche pizze con mozzarella e pomodoro e, per il classico abbinamento cromatico, anche piatti a base di salmone. In generale bene anche abbinarli a salumi freschi, tartare, polpo e patate. Insomma agli Attilio la versatilità non manca di certo».

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