Olbia, nessun recupero per il faro di Isola Bocca: salta l’accordo tra Comune e Demanio
Il sindaco Settimo Nizzi: «Eravamo pronti a intervenire, ma il ministero preferisce affittarlo»
Olbia La sentinella del golfo continuerà a indicare la via del porto. Ma resterà soltanto una piccola luce accesa in mezzo al mare: per il faro di Isola Bocca ogni tentativo di recupero è destinato a naufragare nei bassi fondali che separano la costa dalla lanterna luminosa. Un vero peccato. Anche perché stavolta – si scopre – la città è stata davvero vicina al coronamento di quello che è uno dei suoi più grandi sogni chiusi nel cassetto. E cioè vedere il faro finalmente ristrutturato e in qualche modo restituito alla comunità. L’amministrazione comunale aveva infatti chiesto la cessione della struttura e si era anche dichiarata pronta a investire cinque milioni di euro per il recupero, con l’obiettivo di mettere il faro a disposizione di uno dei più importanti partner del consorzio Polo UniOlbia: l’Università di Cagliari. Ma niente da fare. Alla fine il Comune si è dovuto scontrare con il muro del Demanio, che vorrebbe invece mettere a reddito il faro. In altre parole, il ministero della Difesa preferirebbe darlo in affitto (magari anche alla stessa amministrazione) per garantire un ritorno economico alle casse dello Stato. Così il Comune ha detto no. Per il momento la realizzazione di un’attività commerciale sull’Isola Bocca non sembra essere presa in considerazione, ma è chiaro che una soluzione di questo tipo sia destinata ad andare incontro a rivolte e proteste diffuse. Come già accaduto pochi anni fa con il semaforo di Capo Figari, dove l’iter per un futuro di tipo commerciale sembra essersi congelato.
Il sindaco
È Settimo Nizzi a spiegare cosa è accaduto negli ultimi tempi all’ombra del faro simbolo della città. Amareggiato, il sindaco si dice dispiaciuto di non essere riuscito a far entrare il faro di Isola Bocca nel patrimonio immobiliare del Comune. «Abbiamo presentato una proposta al ministero, con la volontà di spendere circa cinque milioni di euro – spiega Nizzi –. Soldi che avevamo già messo a disposizione. L’idea era quella di ottenere la struttura a titolo definitivo, lasciando comunque la funzione di faro, per poi realizzare non una attività commerciale ma alcune aule da destinare all’Università di Cagliari, nell’ambito degli studi relativi alla salvaguardia ambientale e all’erosione delle spiagge. Abbiamo avuto diverse interlocuzioni e trattative, ma per loro è più importante il ritorno economico. Di conseguenza, le aule per l’università le realizzeremo da un’altra parte e in futuro diremo dove». Per il momento sembrerebbe che il faro di Olbia non sia destinato a diventare un ristorante o un piccolo hotel di lusso in mezzo al mare. «Non credo che si possa realizzare un’attività di questo genere, visto che il faro si trova sotto il cono di atterraggio e di decollo degli aerei – sottolinea Settimo Nizzi –. In ogni caso, noi il faro avremmo potuto ristrutturarlo. Ora vediamo se resterà così o se ci penserà il ministero». Una idea, quella del Comune, che è del tutto simile a quella che era stata proposta due anni fa da una giovane olbiese, Federica Piras, che nella sua tesi di laurea magistrale in Architettura costruzione città – conseguita al Politecnico di Torino – aveva progettato un piano di recupero e valorizzazione basato sulla trasformazione del faro in un centro di ricerca dedicato agli studiosi del mare.
La storia
Tirato su nel 1887 sull’isolotto che presidia l’ingresso del golfo interno, l’affascinante faro olbiese è ancora oggi in funzione ed è stato abitato dai finalisti e dalle loro famiglie fino ai primissimi anni Novanta. La struttura è piuttosto grande: c’è una torre di 24 metri e un edificio a due piani, con all’interno tre appartamenti. Fino al 1920 è stato alimentato a petrolio, poi a gas fino al 1967 e da quel momento in poi a corrente elettrica. Oggi il faro di Isola Bocca è in totale stato di abbandono, con i gabbiani e i piccioni che hanno trasformato le stanze in enormi e sporche voliere.
