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Olbia

La storia

In Gallura c’è un’Ape che sforna le pizze: «Eredi di una tradizione nata nel 1848»

di Paolo Ardovino
In Gallura c’è un’Ape che sforna le pizze: «Eredi di una tradizione nata nel 1848»

Davide e Antonello Bergantino trasportano il profumo della tradizione napoletana tra Porto Cervo e Santa Teresa

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Olbia «Quant’è?», «No, no, a posto, per la prima si fa così», scherza Davide Bergantino. Ma non è solo cortesia, è un gesto che ripercorre la storia della sua famiglia. «Mio nonno e mia nonna inventarono la “pizza oggi a otto”. La prima volta che arrivava un cliente gli davano la pizza, un bicchiere di vino e mille lire». Pagavano loro. «Sì, e dopo una settimana quello tornava e la seconda la pagava intera». Marketing dell’800. Davide, 33 anni, e il fratello Antonello, 42, napoletani «fieramente sardi d’adozione» sono discendenti di un albero genealogico nobile della ristorazione partenopea. «La famiglia Bergantino, ristoratori dal 1848, e la famiglia De Vito, storica nell’arte della pizza nei vicoli di Napoli». E siccome è proprio vero che le cose fatte come si facevano una volta durano di più, «ancora oggi usiamo il pentolame o i piatti che avevano nel ristorante decenni fa».

Oggi Davide e Antonello hanno portato la tradizione su quattro ruote, anzi tre. Su un’Ape che però al posto del cassone, dietro ha montato un forno per pizze. Nel ripiano inferiore, la legna necessaria per alimentare il fuoco. I due pizzaioli sono ospiti in questi giorni nel villaggio allestito all’interno del Tennis club Terranova, al Parco Fausto Noce di Olbia. A fianco ai campi scoperti dove si sta svolgendo l’Olbia Challenger, con i campioni che si sfidano a colpi di set, loro due sfornano pizze – ci sono vari gusti disponibili, ma per tutti è rigorosamente margherita – a fianco ad altre postazioni mobili che propongono drink, dolci e gelati. Mentre Antonello estrae la pala dal forno, Davide si diverte a raccontare una storia che, attraverso loro, è arrivata alla terza generazione per rimanere solo al marchio “Dante”. I fratelli hanno aperto ormai da quindici anni la “Terrazza di Dante” e la loro casa è a Santa Teresa Gallura.

«Antonio De Vito, mio nonno, arrivò in Sardegna nel 1984. Aprì un primo ristorante a Punta Marana». L’anno si divideva a metà, in estate nell’isola e in inverno nell’attività principale a Napoli. Poi la decisione di puntare tutto sulla Sardegna. «Poco dopo ha aperto il locale storico, a Porto Cervo, di fronte al Billionaire». Da Abbiadori, una delle insegne che spiccano subito all’occhio a tutti i turisti che varcano l’ingresso della Costa Smeralda. Il profilo stilizzato di Dante Alighieri che si affaccia sulla carreggiata. «Si può dire che siamo cresciuti lì», fratelli e cugini. E chi è cresciuto mantenendo la passione per le ricette, ha continuato la legacy Dante coniugandola a modo suo.

A Santa Teresa, Davide e Antonello con una terrazza che guarda il mare. «A Napoli, quello dei miei nonni fu uno dei primi ristoranti, già negli anni ’60, a portare l’idea della cucina a vista». Il concept è rimasto quello. «L’isola? Mi sono innamorato dei suoi prodotti, mi piace girarla. Di solito lo faccio in inverno: vado in posti dove non riuscirei ad arrivare durante la stagione estiva e cerco prodotti nuovi». Qualche tempo fa è arrivato fino a Narcao e lì ha scoperto «il fagiolo di Terraseo». Poco dopo lo ha inserito nel menu, «quando lo trovo, perché non è sempre facile».

Come tutti gli ingredienti di nicchia. Tra una chiacchiera e l’altra rifinisce una pizza per le richieste dei tennisti più piccoli che guardano affamati i match del Challenger sui gradoni. Pomodoro, mozzarella e via in forno. «Il mio prodotto preferito? Mi piace molto il tonno di Carloforte. Sulla pizza uso solo quello, non esiste il tonno in scatola. La mia idea è: dobbiamo unire Napoli e Sardegna. Perciò da un lato metto, diciamo, la mia arte», si gratta la testa e sorride imbarazzato, però è proprio così: «Sì, nel senso dell’acqua, la farina e il lievito, poi sopra voglio utilizzare i prodotti del territorio». Una storia che attraversa i secoli, a bordo di un’ape-pizzeria. Iniziativa nata da qualche anno, «l’evento più grande a cui abbiamo partecipato? Il Lebonski park quest’estate ad Arzachena. Abbiamo fatto 900 pizze in una sera, durante il concerto di Salmo». Ma dall’officina sono pronte a uscirne altre due, per portare la pizza Bergantino in giro per la Sardegna.

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