Decreto sicurezza approvato dal governo: fermo fino a 12 ore, procedibilità d’ufficio e nuove regole per le forze dell’ordine – Tutte le novità
Via libera del Consiglio dei ministri al pacchetto. Fuori, per ora, le norme sull’immigrazione: arriveranno con un decreto a parte
Roma Dopo una lunga fase di rinvii e confronti istituzionali, il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo decreto sicurezza. Dal testo restano escluse le misure sull’immigrazione, compreso il blocco navale, che confluiranno in un disegno di legge separato atteso nei prossimi giorni. Una scelta maturata anche dopo interlocuzioni con il Quirinale, che hanno portato a un affinamento del provvedimento.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato l’impianto del decreto sui social, definendolo parte di una strategia avviata fin dall’insediamento dell’esecutivo: misure non episodiche, ma inserite in un disegno che punta a rafforzare il ruolo dello Stato nella tutela della sicurezza pubblica e nella protezione di chi opera in prima linea.
Uno dei punti più dibattuti riguarda il cosiddetto fermo preventivo. La norma consente, durante specifiche operazioni di ordine pubblico legate a manifestazioni, di accompagnare una persona negli uffici di polizia quando sussistano elementi concreti di pericolo per il pacifico svolgimento dell’evento. Il trattenimento potrà durare il tempo necessario agli accertamenti e comunque non oltre le dodici ore. Del provvedimento deve essere data immediata comunicazione al pubblico ministero, che ha il potere di disporre il rilascio qualora non ritenga sussistenti le condizioni previste.
Sul punto è intervenuto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha respinto le accuse di compressione delle libertà personali. In conferenza stampa ha chiarito che il fermo scatterà solo in presenza di indizi rilevanti e ha ribadito che non si tratta di misure liberticide. Tra le altre novità del decreto ha ricordato il divieto di porto di coltelli e il rafforzamento delle cosiddette zone rosse, oltre all’estensione al personale scolastico di un’aggravante già prevista per altre categorie di pubblici ufficiali in caso di reati particolarmente gravi.
Un altro capitolo centrale riguarda le tutele per le forze dell’ordine. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha precisato che è improprio parlare di “scudo penale”. La norma introduce piuttosto uno “stato di giustificazione” nei casi in cui un operatore abbia agito per difesa. In queste situazioni non è prevista l’iscrizione automatica nel registro degli indagati, pur restando ferme tutte le garanzie e le verifiche previste dall’ordinamento.
Il decreto interviene anche sul fronte penale, introducendo la procedibilità d’ufficio per alcuni reati ritenuti particolarmente odiosi, come il furto con destrezza, inclusi i borseggi. Quanto allo “scudo”, il testo stabilisce tempi stringenti per le valutazioni della magistratura: se non sono necessari ulteriori accertamenti, il pubblico ministero deve decidere sull’archiviazione entro trenta giorni; in caso contrario, sono previsti termini più ampi ma comunque definiti per lo svolgimento delle indagini e per le determinazioni finali.
Nel complesso, il pacchetto sicurezza conferma le norme più controverse, seppur in una versione rivista, e rinvia a un provvedimento successivo il capitolo immigrazione. Una scelta che mantiene aperto il confronto politico, mentre il governo rivendica la coerenza dell’intervento come parte di una linea già tracciata.
