La Nuova Sardegna

Il dramma

Bambino trapiantato con un cuore bruciato, i medici: «Finite le speranze, avviata la terapia contro il dolore»

Bambino trapiantato con un cuore bruciato, i medici: «Finite le speranze, avviata la terapia contro il dolore»

La madre resterà accanto al piccolo fino all’ultimo: «Non lo lascio». Proseguono le indagini

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Napoli È stato avviato il percorso di Pianificazione condivisa delle cure per il bambino sottoposto a trapianto di un cuore poi risultato lesionato. L’istanza, presentata dai genitori con il supporto del loro legale, è stata accolta dall’ospedale Monaldi di Napoli. Il primo accesso per l’avvio del nuovo iter terapeutico è previsto per oggi venerdì 20 febbraio.

A rendere noto il passaggio è stato l’avvocato Francesco Petruzzi, intervenuto alla trasmissione «Diritto e Rovescio» in onda su Rete 4. Al suo fianco, in studio, la madre del bambino, che ha ribadito la volontà di restare accanto al figlio fino all’ultimo: «Non lo lascio». Il legale ha inoltre riferito che, una volta sospesa la sedazione, il piccolo non ha ripreso conoscenza.

Petruzzi ha precisato che la decisione non configura un’ipotesi di eutanasia, ma rappresenta una procedura finalizzata a evitare l’accanimento terapeutico in presenza di una prognosi definita senza speranze. La Pianificazione condivisa delle cure è prevista dall’articolo 5 della Legge 219 del 2017, che disciplina consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento. Lo strumento consente di concordare con i medici i trattamenti da proseguire o sospendere nel caso in cui il paziente non sia più in grado di esprimere la propria volontà. Nel caso del bimbo, trattandosi di un minore, la scelta compete ai genitori.

Secondo quanto spiegato dal legale, l’assistenza sanitaria sarà ora orientata esclusivamente al controllo e alla riduzione della sofferenza, abbandonando l’obiettivo della guarigione, alla luce di una prognosi giudicata infausta.

Sul fronte giudiziario, intanto, proseguono gli accertamenti. Dopo il trasferimento a Napoli degli atti raccolti dalla Procura di Bolzano, competente in origine, l’indagine è ora nelle mani dei magistrati partenopei. Non si esclude l’emissione di nuovi avvisi di garanzia, che potrebbero coinvolgere anche personale sanitario di Bolzano che ha preso parte all’intervento di trapianto.

Al centro dell’inchiesta c’è, in particolare, la modalità di trasporto dell’organo: occorrerà chiarire perché il cuore destinato al trapianto sia arrivato in un contenitore ritenuto non idoneo e raffreddato con ghiaccio secco.

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