Pellet cancerogeno e nocivo: ecco le regole per riconoscerlo e come “difendersi” dalla formaldeide
Analisi su diversi lotti hanno rilevato anche elevate concentrazioni di collanti e vernici
Il pellet può essere cancerogeno? Le analisi su diversi lotti di diverse aziende hanno rilevato elevate concentrazioni di collanti e vernici, tra cui la formaldeide, sostanza utilizzata nella produzione di arredi ma assolutamente inadatta alla combustione domestica.
Secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc), una prolungata esposizione alla formaldeide è ritenuta cancerogena per l’uomo ed è associata a neoplasie dell’apparato respiratorio e a forme di leucemia. Quando un pellet contaminato viene bruciato in stufe e caldaie, le sostanze nocive possono sprigionarsi nell’aria domestica, aumentando il rischio per chi vive in casa. Ma come scegliere un pellet sicuro, efficiente e non pericoloso per la salute?
Le certificazioni
Il primo elemento da controllare è la certificazione europea ENPlus. Questo marchio non garantisce solo la qualità del prodotto, ma anche la tracciabilità lungo tutta la filiera produttiva.
La certificazione ENPlus suddivide il pellet in tre categorie:
- A1, la più pregiata, con contenuto di ceneri massimo dello 0,7%;
- A2, di qualità leggermente inferiore;
- B, con contenuto di ceneri fino al 3,5%, non adatto all’uso domestico.
Accanto al marchio ENPlus deve essere presente un codice identificativo composto da due lettere (ad esempio IT per l’Italia) e tre cifre che identificano il produttore. L’assenza di questo codice è un campanello d’allarme.
L’etichetta
L’etichetta del pellet contiene informazioni fondamentali. Il parametro più importante è il residuo di ceneri: un pellet con molte ceneri produce più polveri durante la combustione e richiede pulizie frequenti della stufa. Il valore ideale è pari allo 0,7%, mentre è accettabile fino all’1,5%.
Altro dato spesso evidenziato è il potere calorifico. Molti produttori indicano valori intorno a 5,3 kWh/kg, ma si tratta di dati riferiti allo stato anidro. In condizioni reali, considerando un contenuto idrico medio del 6-8%, il potere calorifico effettivo si aggira tra 4,7 e 4,8 kWh/kg. Valori sensibilmente più alti devono far sospettare informazioni poco trasparenti.
La voce “specie legnosa” indica il tipo di legno utilizzato, ma non è di per sé garanzia di qualità o sicurezza.
Come riconoscere un pellet scadente
Anche l’occhio può aiutare. Sollevando il sacco e osservandone il contenuto, la presenza di molti residui sbriciolati indica un pellet di bassa qualità, spesso sottoposto a lunghi trasporti o a lavorazioni scadenti. Un pellet di buona qualità appare compatto, uniforme e con pochi frammenti.
Il colore, invece, non è indicativo della qualità: una tonalità più scura può semplicemente derivare dal tipo di essiccazione, ad esempio tramite essiccatoio a tamburo.
Infine, è fondamentale diffidare del pellet venduto sfuso o in sacchi anonimi, oltre che spesso vietato dalla normativa. Questi prodotti possono contenere legni trattati, verniciati o incollati, con il rischio di sprigionare sostanze nocive durante la combustione.
