Nadia Calvia: «Chi ha ucciso mio fratello Davide ha il suo stesso sangue, un tradimento atroce»
Il dolore della donna: «Giovannino Pinna ha calpestato la vita di tutti noi»
Sassari «Per tre lunghi anni ho portato sulle spalle un macigno fatto di dubbi, silenzi e versioni contrastanti. Il peso di una verità che nessun altro voleva o poteva vedere. Ho trasformato il dolore in una promessa e la promessa in una battaglia legale che ora sta finalmente dando i suoi frutti».
Nadia Calvia, sorella di Davide, vittima del naufragio sulle acque del golfo dell’Asinara il 12 aprile 2023, è scossa ma sempre combattiva all’indomani della svolta nell’inchiesta sulla misteriosa morte di suo fratello. La Procura di Sassari ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per “omicidio volontario” di Giovannino Pinna, cugino della vittima, ossia l’indagato della prima ora per omicidio colposo. Colui che era in compagnia di Davide Calvia il giorno del naufragio, entrambi a bordo della stessa barca che a un certo punto era affondata. Uno era sopravvissuto, l’altro era morto e il corpo era stato ritrovato dopo dieci giorni di ricerche.
Nei polmoni di Davide non c’era acqua. A stabilirlo era stata l’autopsia che aveva escluso la morte per annegamento evidenziando, piuttosto, una molteplicità di traumi sul corpo del 37enne. Per il procuratore Armando Mammone, Calvia è stato ucciso dal cugino che si sarebbe spinto anche oltre. Avrebbe cioè “abbandonato il corpo in acqua per simularne l’annegamento”.
«In tutto questo tempo abbiamo dovuto ascoltare da Giovannino Pinna racconti inverosimili – commenta oggi Nadia – un giubbotto salvagente che si sfilava dal corpo di mio fratello, una morte per annegamento, un abbraccio d’addio. Favole crudeli che si scontrano con la realtà brutale emersa dall’esame autoptico. Davide non è morto per un tragico incidente in mare, Davide è stato ucciso. E sapere che l’accusato è sangue del nostro sangue, il figlio di mia zia, madrina di cresima, comare, aggiunge a questa tragedia un senso di profondo disgusto. Una parola forse brutta da dire, ma per me, ora, la più onesta e umana che esista di fronte a un tradimento del genere. È la reazione viscerale di chi vede il sangue del proprio sangue calpestare non solo la vita di un fratello, ma anche la fiducia e l’affetto di un’intera famiglia. È un tradimento che va oltre il crimine: è un affronto alla memoria di chi non poteva difendersi».
Parole cariche di rabbia e dolore quelle che arrivano da una sorella che in tre anni non si è mai tirata indietro, sollecitando a più riprese e su più fronti la ricerca della verità. «Fin dal primo giorno, davanti a quel corpo martoriato restituito dal mare, feci a mio fratello una promessa: avrai giustizia! E io mantengo sempre la parola data».
Poco più di due mesi separano ora la famiglia Calvia – che si è affidata alla tutela dell’avvocato Marco Palmieri – dall’udienza preliminare. «Il 27 maggio ci auguriamo possa essere l’inizio di un percorso giudiziario che restituirà dignità a Davide, non mi fermerò finché ogni responsabilità non sarà chiarita. Sarà una giornata carica di tensione, ma la affronterò con la forza di chi non ha mai mentito. Lo devo a Davide, lo devo ai miei genitori, a tutte le persone che mi hanno sempre sostenuta e alla verità che non abbiamo mai smesso di cercare».
A maggio il gup Sergio De Luca, deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio presentata dal procuratore di Sassari Armando Mammone nei confronti di Pinna. Al quale vengono contestati, oltre all’omicidio volontario, anche i reati di furto di imbarcazione – quella usata per uscire a pescare insieme al cugino – e di naufragio o affondamento di un natante. Il procuratore Mammone sostiene infatti che l’imputato «sfruttando il ridotto bordo libero di poppa della barca, innescava un progressivo imbarco di acqua cagionando la totale sommersione del natante».
Anche Donatella e Ignazio, madre e padre di Davide, non si sono mai rassegnati e, affidandosi alla forza della figlia, hanno sempre sperato in una svolta nelle indagini. «Ogni giorno, la sera entrano nella camera di mio fratello – racconta commossa Nadia – accendono la tv alla stessa ora per un programma che mio fratello guardava sempre. La domenica, invece, mettono musica sassarese che lui era solito ascoltare. Nella sua stanza ogni cosa è rimasta uguale, la sua chitarra, qualsiasi oggetto. È l’unico modo che hanno per sentirlo sempre con loro...».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
