Monte Nuovo, Temussi dal Gup: «Non ho favorito Tomaso Cocco»
I presunti intrecci tra la politica e la sanità, nella prossima udienza la decisione sulla contestazione di associazione mafiosa
Sassari La prossima udienza è fissata per lunedì 20 aprile. Il processo “Monte Nuovo”, dal nome dell’inchiesta della Dda di Cagliari e del Ros dei carabinieri che nel 2023 aveva portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 34 persone e aveva scosso il mondo politico e quello della sanità con alcune personalità di spicco, è ancora alla fasi preliminari. I 34 erano accusati di far parte, a vario titolo, di un presunto sodalizio tra professionisti, funzionari pubblici e figure di spicco della criminalità sarda dedito anche al traffico di droga e identificato come un’associazione di stampo mafioso. Negli ultimi giorni la fase processuale ha registrato qualche novità perché nell’udienza di lunedì 13 aprile l’ex direttore dell’Aspal ed ex commissario straordinario dell’Ats, Massimo Temussi, è stato interrogato davanti al Gup. Temussi ha confermato di non aver rivelato a Tomaso Cocco, uno degli imputati, i termini del concorso che lo avrebbe fatto diventare primario della Terapia del dolore della Asl di Cagliari e, quindi di non averlo favorito in alcun modo.
Secondo Temussi, Cocco aveva i titoli e l’anzianità richiesta dal concorso e nessun altro concorrente avrebbe potuto competere per quel ruolo. Temussi ha anche dichiarato di aver agito alla luce del sole, in collaborazione con degli uffici dell’Ats. Temussi ha infine negato ogni contatto con Cocco legato al concorso citando davanti al pm solo qualche colloquio telefonico legato ad informazioni generiche.
Durante la prossima udienza, invece, il giudice dovrà decidere la data del rinvio a giudizio e anche discutere uno dei capi d’accusa più discussi. Resta in bilico la contestazione dell’associazione mafiosa, con le difese dei 9 imputati che hanno chiesto l’esclusione di questa ipotesi citando la sentenza del Tribunale del Riesame di Cagliari che aveva escluso l’associazione mafiosa ipotizzando una “semplice associazione a delinquere finalizzata a compiere reati contro la pubblica amministrazione”. Una scelta che non aveva convinto i magistrati della Dda hanno deciso di mantenere l’imputazione. Le difese, dunque, hanno chiesto per i 9 imputati il rinvio a giudizio solo per reati semplici. (c.z.)
