Il medico con la passione per i noir: Francesco Orrù tra il bisturi e la tastiera
Esce il nuovo romanzo del cardiochirurgo che salvò il velista Warwick Fleury
Sassari Per lavoro e per missione ha dedicato al sua esistenza a salvare vite in sala operatoria. Ma quando la città rallenta e il silenzio prende il posto del rumore, si mette a raccontare quelle degli altri, con le loro ombre e contraddizioni. È da storie come questa che nasce “Scrittori per caso”, la nuova rubrica della Nuova Sardegna dedicata ai sassaresi che affiancano alla propria professione la passione per la scrittura.
Il primo protagonista è Francesco Orrù, cardiochirurgo all’ospedale “Santissima Annunziata”, abituato a lavorare sul cuore delle persone e, allo stesso tempo, autore di noir intensi, asciutti, senza concessioni. Più che una doppia vita, la sua è una convivenza silenziosa tra due dimensioni opposte. Da una parte la sala operatoria, dove ogni gesto è definitivo e ogni secondo può cambiare un destino, dall’altra la pagina bianca, dove quelle stesse tensioni si trasformano in storie. E la scrittura trova spazio quando tutto il resto si ferma.
«Scrivo soprattutto la notte – racconta il medico – è l’unico momento in cui riesco davvero a entrare nelle storie. Ma spesso l’ispirazione arriva anche casualmente. Magari vedendo un volto, una situazione, sentendo un aneddoto o un ricordo da chiunque – aggiunge il cardiochirurgo – prendo subito appunti, se posso, infatti giro sempre con post-it e penna».
Il suo nuovo romanzo, “Macchia di mirto”, appena pubblicato, è il quarto libro di un percorso nato quasi per caso e diventato nel tempo sempre più solido. Un traguardo tutt’altro che scontato per chi vive giornate scandite da turni, emergenze e responsabilità enormi. Eppure Orrù, 58 anni, è riuscito a costruire, libro dopo libro, una voce riconoscibile. L’esordio nel 2021 con Crooked City, noir ambientato negli Stati Uniti, aveva già rivelato una scrittura secca e cinematografica, figlia della grande tradizione “hard boiled”.
Nel 2022 è arrivato Gabbie per cani, ancora America, questa volta nella Chicago degli anni Settanta, tra criminalità, potere e destini che si incrociano senza possibilità di redenzione. Poi, nel 2025, la svolta inattesa con Il Superpotere, racconto per bambini dedicato all’autismo, nato da un’esigenza personale e diventato una storia di inclusione e sensibilità.
Ma a rendere davvero unico il percorso di Orrù è il suo lavoro. Perché mentre costruisce trame e personaggi, continua a operare in uno dei contesti più delicati in assoluto. Nel settembre 2022 è stato tra i cardiochirurghi sassaresi che hanno salvato la vita al famoso velista neozelandese Warwick Fleury, colpito da una gravissima dissezione aortica durante una regata a Porto Cervo. Ci vollero otto ore in sala operatoria per restituirlo alla vita.
Con “Macchia di mirto” il percorso di Orrù compie un salto inaspettato. Per la prima volta il medico riporta la sua narrativa in Sardegna, scegliendo la Gallura degli anni Settanta, ancora lontana dal turismo di massa, come teatro di una storia che intreccia un sequestro di persona, amicizie profonde, faide e interessi torbidi. Non è solo un cambio di ambientazione, ma un ritorno alle radici, a un territorio che diventa protagonista e memoria.
«Scrivere di un romanzo in Sardegna non è stato semplice, per me – spiega Orrù – sono cresciuto coi film polizieschi di Clint Eastwood, i libri di James Ellroy e Elmore Leonard, il blues di Tom Waits e Muddy Waters, nella mia fantasia mi è più consono un ambiente americano. Sono partito tentennando, zigzagando fra stereotipi, scansando cliché, finché poi ho ingranato. Nel romanzo ci sono ricordi d’infanzia, luoghi in cui sono cresciuto, persone che ancora vivono dentro di me, pur non essendoci più sono parte di questo romanzo».
Il libro, (436 pagine) è disponibile sul sito di Edizioni Tripla E e sarà presto distribuito anche sulle principali piattaforme commerciali. “Scrittori per caso” parte da qui, da una storia che dimostra come la scrittura possa nascere anche nei luoghi più inattesi, tra un turno in sala operatoria e una notte insonne. E che racconta come, a volte, chi salva vite riesca anche a raccontarle, con la stessa intensità.
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