Giallo a Sassari, la Procura ha disposto l’autopsia per l'uomo trovato morto nel cortile di casa
Aperta un’inchiesta per far luce sul decesso del 53enne Sebastiano Ruju. Ad accorgersi del corpo senza vita era stata una vicina. Sotto sequestro la salma
Sassari La Procura della Repubblica di Sassari ha disposto l’autopsia sul corpo di Sebastiano Ruju, il 53enne trovato morto nei giorni scorsi nel cortile del palazzo popolare all’angolo tra via Washington e via Bovet, nel quartiere di Rizzeddu. Gli inquirenti, infatti, intendono chiarire con precisione le cause del decesso, che al momento sono sconosciute: per questo motivo la salma è stata sequestrata e non è stata restituita ai familiari per il funerale.
Sono le ultime novità emerse negli ambienti giudiziari con l’inchiesta aperta per far luce su un decesso che – è evidente – richiede approfondimenti investigativi. Il corpo dell’uomo era stato scoperto nel pomeriggio di mercoledì 13 maggio da una vicina di casa nel cortile interno del cosiddetto “grattacielo” di Rizzeddu. Sul posto erano intervenuti gli agenti della questura di Sassari e il personale sanitario del 118. In un primo momento si era ipotizzato che Ruju potesse essere stato stroncato da un malore, anche perché sul cadavere non sarebbero stati rilevati segni evidenti di violenza. Tuttavia, gli accertamenti della magistratura proseguono e sarà ora l’esame autoptico a stabilire l’esatta causa della morte.
La vicenda ha riportato alla memoria un drammatico fatto di sangue avvenuto nel 2008 all’ippodromo “Pinna” di Sassari, per il quale Sebastiano Ruju era stato condannato a 14 anni di carcere. Era infatti stato accusato dell’omicidio di Gavino Garau, autista di Bono di 36 anni.
Quel giorno di settembre di diciotto anni fa, secondo la ricostruzione processuale, tra i due uomini scoppiò una violenta lite nata da vecchi contrasti e accuse reciproche. Lo scontro degenerò all’interno delle stalle dell’ippodromo: dopo pugni, calci e spinte, Ruju impugnò un forcone utilizzato per il fieno e colpì Garau alla gola. L’uomo riuscì a fare pochi passi prima di crollare a terra in un lago di sangue. Morì pochi istanti dopo per la gravissima ferita riportata.
Subito dopo il fatto, Ruju venne bloccato dai carabinieri mentre tentava di allontanarsi in scooter dalla zona dell’ippodromo. Agli investigatori parlò fin dall’inizio di un incidente, sostenendo di non aver avuto intenzione di uccidere Gavino Garau. «Volevo solo difendermi», aveva dichiarato, spiegando che il gesto era maturato nel pieno della colluttazione e senza la volontà di provocare la morte del suo rivale.
Gli inquirenti contestarono però l’omicidio volontario e, al termine del processo, per Ruju arrivò la condanna a 14 anni di reclusione, pena che aveva poi scontato.
Dopo quel fatto era rimasto lontano dalle cronache. Chi lo conosceva parla di una persona incapace di fare del male ma con alcuni problemi legati alla tossicodipendenza. L’unico episodio che lo aveva in qualche modo fatto finire nuovamente nei guai è un tentato furto di qualche settimana fa nella chiesa di San Giovanni Bosco. Colpo non riuscito perché Ruju era stato scoperto dal sagrestano che aveva chiamato la polizia. Il 53enne aveva opposto resistenza agli agenti e infatti era stato arrestato sia per tentato furto che per resistenza a pubblico ufficiale. Aveva patteggiato la pena in tribunale grazie all’accordo raggiunto con il pubblico ministero dal suo avvocato difensore Sabina Useli.
Adesso il suo nome torna al centro delle cronache per una morte ancora avvolta da interrogativi. Per questo sarà fondamentale l’esito dell’esame autoptico che è stato disposto dalla Procura di Sassari. Gli accertamenti medico legali serviranno a chiarire se il 53enne sia stato effettivamente colpito da un malore improvviso – al momento pare sia stato escluso un infarto – o se vi siano altri elementi da approfondire.
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