Estate cafona, l’annuncio del direttore del Parco della Maddalena: «Una nostra squadra contro gli incivili per vigilare le aree protette»
Yuri Donno: «Gli operatori affiancheranno la Capitaneria, ma le sanzioni sono troppo leggere»
Cagliari Il mare ha le sue regole. E presto potrebbe avere anche nuovi controllori che le fanno rispettare. Il Parco nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena ha infatti appena annunciato che sta lavorando alla creazione di un proprio corpo di vigilanza destinato ad affiancare la Capitaneria di porto nella tutela ambientale delle coste del nord-est. A rivelarlo sui social è il direttore dell’ente, Yuri Donno, per il quale «oggi i controlli sul territorio sono insufficienti», così come a suo avviso «le sanzioni sono troppo leggere per fungere da deterrente» .
Il progetto è ancora da definire nei dettagli – compresi i poteri che saranno attribuiti ai nuovi vigilanti – ma punta a rafforzare il presidio di uno dei luoghi più delicati della Sardegna, soprattutto dopo un’estate segnata da eclatanti episodi di inciviltà, tra barbecue sulla sabbia, parcheggi improvvisati, spiagge «prenotate» con ombrelloni e feste nelle acque delle aree marine protette.
«Il Parco, in qualità di ente, ha il compito di stabilire divieti, regole e indicazioni per la tutela ambientale – spiega Donno – ma affinché le regole vengano rispettate servono controlli costanti sul territorio». Da qui la scelta di aumentare la presenza di operatori sul campo, ovviamente accanto a quelli della Capitaneria. Il problema, per altro, va ben oltre i confini dell’arcipelago maddalenino.
«Effettivamente riguarda tutte le aree marine protette d’ Italia – sottolinea il direttore – e non è soltanto una questione di sorveglianza. Ai controlli insufficienti si aggiunge purtroppo un sistema sanzionatorio che non rappresenta un’arma efficace». Si spiega anche così l’obiettivo di dotare il Parco di una struttura propria, capace di potenziare il presidio nei punti dove la pressione turistica è maggiore.
E non è difficile capire perché. Basta guardare alla cronaca di queste settimane. A Golfo Aranci, nella Caletta delle Tartarughe, sulla sabbia sono comparsi i resti di un barbecue: griglia, carbonella, pezzi di legno anneriti, citronella sciolta e perfino la scatola dell’attrezzatura. Secondo la testimonianza di una bagnante, il materiale sarebbe stato portato sulla spiaggia a bordo di un tender. Una grigliata improvvisata in un angolo pregiato della costa e, soprattutto, un fuoco acceso in una stagione nella quale il rischio incendi rende il comportamento ancora più grave.
A Porto Ferro, invece, il problema è stato molto più prosaico: due turisti hanno lasciato un’automobile e una motocicletta a pochi metri dalla battigia. Per loro sono arrivate le multe della polizia locale, con sanzioni che possono arrivare fino a mille euro. E a Badesi, nel frattempo, c’è chi ha escogitato un altro sistema per conquistare il posto migliore. Tanto che a Baia delle Mimose la Forestale e i barracelli hanno rimosso centinaia di ombrelloni, sdraio e lettini lasciati sull’arenile dalla sera prima, in alcuni casi per più giorni. Una prenotazione fai-da-te che finisce per sottrarre spazio a chi arriva in spiaggia dopo.
In mare il copione non è stato migliore. A Ferragosto, a Mortorio, un tratto a tutela integrale dell’Arcipelago di La Maddalena si è trasformato in una discoteca galleggiante. Un gommone con tastiera, microfono e casse ha dato vita alla festa, mentre intorno si concentravano decine di barche ancorate in una zona vietata. L’arrivo della Guardia costiera di Golfo Aranci ha chiuso la serata: multe, compresa quella da 600 euro contestata all’organizzatore, e una denuncia alla procura della Repubblica.
Episodi diversi, ma tutti accomunati dalla stessa idea: che in vacanza le regole possano diventare elastiche e che il divertimento possa giustificare quasi tutto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
