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Caso Report

Valter Lavitola aggredito in carcere, schiaffi dagli altri detenuti. Resta il mistero delle chat cancellate con Ranucci

Valter Lavitola aggredito in carcere, schiaffi dagli altri detenuti. Resta il mistero delle chat cancellate con Ranucci

Il faccendiere pestato a Rebibbia, nella memoria del suo iPhone mancano settimane di conversazioni con l'ex conduttore

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Il punto su cui si è arenata l'inchiesta sull'attentato a Sigfrido Ranucci sta dentro un telefono. È l'iPhone personale di Valter Lavitola, l'apparecchio da cui l'ex editore dell'Avanti faceva passare tutto: le comunicazioni di routine come le videoconferenze più urgenti. Un modello di ultima generazione, con accessori integrati e una memoria tanto capiente da aver costretto gli inquirenti a chiedere tempo supplementare per esaminarne per intero il contenuto.

Proprio quella ricostruzione ha portato alla luce l'anomalia. Nello scambio pluriennale di chat tra Lavitola e l'allora conduttore di Report si aprono buchi di svariate settimane, distribuiti nel corso degli anni. Non un bug informatico: gli investigatori coordinati dal pubblico ministero Edoardo De Santis ritengono che quei vuoti siano il risultato di un'attività di cancellazione condotta in modo frenetico. Secondo quanto scrive Il Fatto Quotidiano, dietro ci sarebbe una strategia precisa, perché la sparizione dei messaggi coinciderebbe con il 30 giugno scorso, giorno dell'arresto dei quattro esecutori materiali del blitz esplosivo.

Per colmare quelle lacune servirà probabilmente un rinforzo. L'Antimafia sta studiando l'ipotesi di affiancare ai carabinieri del Nucleo Investigativo una squadra di specialisti delle comunicazioni via smartphone, chiamati a effettuare verifiche mirate. L'alternativa — una collaborazione di Lavitola — appare difficilmente ipotizzabile.

Le piste sul movente

Il vero obiettivo di questo lavoro resta il movente dell'agguato di ottobre. Lavitola, arrestato il 10 agosto con l'accusa di esserne il mandante, ha provato ad accreditare la versione processualmente meno onerosa: un attentato "altruista", concepito a suo dire per far innalzare il livello di scorta dell'amico conduttore. Una tesi che l'Antimafia non ha ritenuto convincente.

Sul tavolo ci sono tracce di progetti diversi. Uno riguarda un sondaggio destinato a lanciare Ranucci in politica, con Lavitola — è l'ipotesi dei magistrati — nel ruolo di spin doctor. L'altro chiama in causa direttamente la trasmissione di Raitre. Il prestigio di Report attraeva il faccendiere e ne alimentava gli appetiti: pensava fosse possibile produrre il programma in proprio, fuori dalla Rai, immaginando un'esternalizzazione sul modello di quanto fatto a suo tempo da Michele Santoro.

È su questo terreno che De Santis intende approfondire. Si è parlato di possibili "interferenze" di Lavitola sul programma, un capitolo diventato rilevante non solo perché ha pesato sulla rimozione di Ranucci da parte della Rai, ma perché potrebbe costituire il movente stesso dell'attentato.

L'aggressione a Rebibbia

A complicare il quadro si è aggiunto quanto accaduto ieri pomeriggio nel carcere di Rebibbia, dove Lavitola è stato aggredito e picchiato. Secondo quanto riferiscono fonti della polizia penitenziaria è stato subito soccorso e sottoposto a visita: «non corre pericolo». Già oggi potrebbe incontrare il suo difensore, l'avvocato Arturo Cola. Sul pestaggio è stata aperta un'indagine, e anche su questo dovrà essere la Procura a sciogliere gli interrogativi, come per tutto ciò che nel caso ancora non torna.

Intanto, in viale Mazzini si lavora a una soluzione che consenta a Report di tornare in onda a novembre, secondo quanto era stato stabilito prima della sostituzione di Ranucci.

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